Categoria: Rugby

Commenti su rugby e dintorni

  • Le scelte di Nick e i guai di Jacques

    L’ultima partita da commissario tecnico di Nick Mallett lascia spazio per recriminare. A rigore paga soprattutto per le sue scelte. Come quella di non portare uno come Kris Burton alla coppa del mondo. Burton, almeno lui, è uno che in Celtic League le partite comunque le sta vincendo dopo aver giocato da titolare il Sei Nazioni. E’ quello che non convince ora. Perchjè dargli credito, battere la Francia e poi tagliarlo? E poi, con le carte che il cittì aveva in mano perché non provare neanche la carta McLean che almeno qualcosa in più sul gioco al piede poteva dare alla squadra. La realtà è che la scommessa è persa e con lui la perde tutta la Nazionale. Anche oggi si mastica un boccone amaro. Ma la delusione che c’è tutta trova la sua ragion d’essere in limiti che lo stesso Mallett sottolinea scoprendo un po’ tardi l’acqua calda. E’ il solito ritornello di un’Italia che soffre certi ritmi. E dire che dovremmo essere abituati a giocare ad alte velocità, con avversari di rango. Sarà un caso ma si torna a casa senza aver segnato lo straccio di una meta né contro Australia nè davanti all’Irlanda. A Dunedin la differenza è stata abissale. Loro i maestri e noi gli allievi anche un po’ ingenui. La realtà è che a Dunedin si chiude una parentesi. Mallett va via e arriva Brunel che avrà un compito difficilissimo: quello di ridare un gioco ad una squadra capace di fare sostanza ma assolutamente priva di anima.

  • Fuori, eppure male

    Fa male uscire in questo modo. Peggio di Saint Etienne perché stavolta non si può recriminare. Contro l’Irlanda, nel match che vale una vita, l’Italia si scioglie come neve al sole. Tre lampi: Brian O’Driscoll, poi doppietta di Keith Earls e tutti a casa. I verdi sono primi nel girone C, l’Australia seconda. L’Italia fugge via da Dunedin. L’International Board le ha detto di fare i bagagli prima ancora di cominciare a giocarsi il futuro nel mondiale. Usciamo male. Non è un caso se non abbiamo segnato neanche lo straccio di una meta nelle due sfide contro Australia e Irlanda, appunto. Ci consoliamo con la valanga di mete segnate contro Russia e Stati Uniti. Un po’ come dichiarare guerra alla Croce Rossa. La partita in due mosse: la prima, l’infortunio a Martin Castrogiovanni. Pesa maledettamente davanti. Toglie sicurezza e aumenta nella mischia ordinata il rischio di sanzioni. O’Gara ne approfitta. Fa peggio Mirco Bergamasco che spedisce sul palo l’occasione del pareggio. Si va negli spogliatoi e arriva la seconda mossa, con Mallett che toglie Orquera e chiama sul terreno Riccardo Bocchino. Di fatto finisce per bruciarlo. Lo condanna diventare il bersaglio per le iniziative offensive irlandesi. E allora ecco fatto: in otto minuti l’uno due che ci spedisce al tappeto. Prima O’Driscoll innescato da Bowe che aggira letteralmente il mediano azzurro. Poi ancora Earls che trasforma in punti, l’ennesima incursione di O’Driscoll che “asfalta” ancora il n.10 azzurro. La partita è tutta qui, con gli azzurri che spengono la luce e lasciano il pallono del gioco a un’Irlanda che fa della solidità difensiva la sua arma per gestire il match. Alla fine arriva il bis di Earl che chiude i conti e ci lascia ancora una volta con un palmo di naso. Senza repliche.

  • Azzurri, la partita della vita

    Dunedin, giornata di sole. Nella bolla dell’Otago Stadium, la sfida incomincia adesso. Due ore prima del match mentre Figi e Galles affrontano il penultimo match della prima fase. Prima Argentina e Georgia si è conclusa con la vittoria sofferta dei Pumas che sbarcano nei quarti. Ma la notizia del giorno è il ruling out di Dan Carter dalla squadra degli All Blacks. Un risentimento piuttosto seriuo agli adduttori lo ha messo fuori gioco. La Nuova Zelanda ha un cerchio alla testa. Sa bene che gli All Blacks senza Carter sono un’altra cosa. Non hanno un back-up per quella posizione. Ci provano con Colin Slade ma non è la stessa cosa, poi contro il Canada Graham Henry gioca la carta di Piri Weepu in mediana. Una soluzione che non convince. E allora i mal di testa aumentano. In previsione della sfida con l’Argentina, ancora non è chiaro quale sarà l’assetto dei padroni di casa che vorrebbero avere un percorso il più possibile netto ma che a questo punto hanno le loro grane in casa. Tutto questo a poche ore da Italia-Irlanda, l’ultima partita. Quella che deciderà la parte bassa del tabellone, quella di Wellington. Non sarà facile. Nel parterre c’è il mondo ovale che si ritrova a Dunedin. Sembra di essere al Thomond Park quando gioca il Munster perché a Dublino, in pieno Sei Nazioni, un po’ di italiani li vedi. Sarà una bella partita, intensa. Di quelle che giochi una volta nella vita. Di quelle che è bello raccontare ai nipoti.

  • Un passo verso la storia

    Quattro anni fa rimanemmo un po’ tutti con un palmo di naso davanti a quel calcio di David Bortolussi che, sibilando al lato dei pali, condannò gli azzurri a uscire dal mondiale. Comunque la si metta il traguardo dei quarti di finale è la nostra ossessione. In sette edizioni ci siamo andati vicino solo in tre occasioni. Nel 1987, contro le Isole Fiji avremmo avuto bisogno degli artigli per prendere quel pallone a un passo dalla linea di meta e sognare un posto tra le grandi dopo aver battuto l’Argentina e perso con gli All Blacks. La seconda volta,  come detto a Saint Etienne, meta di Troncon ma incapacità azzurra nel gestire una partita che avremmo potuto dominare. Chissà dove saremmo potuti arrivare… me lo chiedo ancora e so che non avrò risposte. E allora la terza occasione capita ora, in Nuova Zelanda. Di fronte c’è l’Irlanda. Prima del mondiale sarebbe stata una partita contro un avversario che conosciamo a memoria e che nei test d’agosto aveva deluso. Quattro sconfitte su quattro, male con la Scozia, male con la Francia nei due test organizzati prima della sfida di Dublino contro l’Inghilterra. Hanno giocato tanto, troppo forse. E forse solo Declan Kidney sa il perché visto quello che poi hanno combinato all’Eden Park contro l’Australia. Ecco, quella sfida cambia tutto perché in vetrina ha messo una squadra dalla solidità straordinaria. Soprattutto in chiave difensiva. L’impressione è quella di una squadra che ha radicalmente cambiato piano di gioco, partendo tuttavia da due punti fermi: la difesa e la mischia. E’ lì che gli azzurri dovranno lavorare per scardinare il miracolo irlandese. E badate, non si tratta di un miracolo. La sfida di Dunedin non è complicata solo perché c’è l’Irlanda, ma anche perché al di là della possibilità di centrare una vittoria (gli azzurri ce l’hanno davvero questa possibilità), anche i verdi vorranno batterci. Magari non lo faranno più in futuro ma questa sfida, guardando ai quarti di finale, vorranno farla propria per evitare il Sudafrica e trovarsi invece il Galles e una strada spianata verso le semifinali. Questioni di motivazioni e di voglia. Gli azzurri non hanno nulla da perdere. Hanno fatto quello che gli si chiedeva. Devono solo fare un ultimo passo, quello verso la storia.

  • La prudente linea di Italia e Irlanda

    La squadra per la partita della vita è fatta. Un cambio, dentro Andrea Masi, McLean torna in panchina per gli ottanta minuti di Dunedin contro l’Irlanda. Anche l’Irlanda annuncia la formazione. Una squadra piuttosto coperta. Sono loro ad avere tutto da perdere. Contro l’Australia hanno mostrato di poter tenere il campo anche in chiave difensiva. Quindi meglio non rischiare contro l’Italia che non ha una grande fase offensiva. Sui giornali per ora la mettono sul folcloristico. Si parla del ristorante italiano gestito da Castrogiovanni e Geordan Murphy, i due compagni di squadra che non si ritroveranno a dividere gli utili sul campo visto che Declan Kidney ha deciso di lasciare fuori l’estremo irlandese. Della partita più il là non si va. Siamo ormai all’antivigilia e c’è davvero poco che trapela dal backroom delle due squadre. La partita con gli Stati Uniti ha detto che dell’Italia del mondiale si sa più o meno tutto. L’unica differenza è che qualcosa in chiave difensiva può ancora essere messa a punto. 13 le mete realizzate nelle prime tre partite contro le 8 subite, 4 dall’Australia e altrettante tra Russia e Stati Uniti. L’Irlanda è prima nel girone con 12 mete fatte e appena tre al passivo. Per passare i conti dicono che bisogna vincere per passare ma se l’Irlanda fa il bonus a passare saranno loro. E il piano di gioco di Declan Kidney prevede anche la sconfitta anche se, detto per inciso, non è che uno viene al mondiale, batte l’Australia e lo fa per arrivare secondo. Vincere il girone significa trovarsi il Galles nei quarti di finale, altrimenti il Sudafrica che non è proprio la stessa cosa. Questo cambia un po’ la vigilia parlando di motivazioni. Forse la differenza sta tutta nella testa.