La riscossa dei francesi passa attraverso 40 minuti di autentico inferno inglese. Passa la Francia, passa una squadra che ha già perso due partite in questo mondiale e si ritrova come d’incanto in semifinale. A casa l’Inghilterra dopo due finali consecutive, una vinta nel 2003, l’altra persa in Francia contro il Sudafrica. Il mondiale regala emozioni e belle partite perché anche Francia-Inghilterra lo è stata. L’aggressività dei galletti nel primo tempo è stata la chiave della vittoria. Su ogni pallone, Dusautoir e compagni hanno messo gli inglesi alle corde. Inghilterra fallosa e approssimativa. Roba che non ti aspetti da una squadra così attenta agli skills e così poco precisa e disciplinata nel gioco a terra e in chiave difensiva. E’ così che il XV di Marc Lievremont ha fatto la differenza. Uno-due, mete di Medard e Clerc, tanto belle quanto sospette per il modo con cui gli inglesi hanno tentato di sbarrare la strada. Una brutta partita per l’Inghilterra a conferma che non era tutto oro quello che luccicava nella fase eliminatoria contro Scozia e Argentina. Non bastano le mete di Cueto e Foden a raddrizzare una partita capitalizzata dai francesi nel solo primo tempo. Soffre un po’ la Francia nella ripresa, Trinh-Duc al piede allenta la tensione e permette ai suoi di portare a casa la qualificazione che consuma la vendetta per la semifinale persa quattro anni fa allo Stade de France o quella del 1991, sempre nei quarti di finale, ma al parco dei Principi. Galles e Francia dunque in semifinale. Scontro inedito tra due scuole che del movimento applicato al rugby fanno la loro religione. Match da palati fini, Aspettando gli All Blacks e il big match tra Australia e Sudafrica.
Categoria: Rugby
Commenti su rugby e dintorni
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Galles avanti tutta
Galles prima semifinalista della settima edizione del campionato del mondo di rugby. Contro l’Irlanda non poteva che spuntarla la linea verde della squadra di Warren Gatland che contro la squadra di Declan Kidney ci mette chili di entusiasmo. Ne esce fuori un match ad alta intensità, tra i più belli della coppa del mondo. L’Irlanda delude perché soffre la maggiore freschezza di Warburton e soci. Phillips in mediana è ispiratissimo, Halfpenny gioca un match di grande sostanza, Jonathan Davies nella cerniera fa danni con Roberts, inarrestabile. Le mete portano la firma di Shane Williams, Phillips e Roberts. Earls accorcia per l’Irlanda ma offre solo l’illusione di raddrizzare una partita già segnata sin dalle prime battute. Più squadra il Galles, capace di dettare i ritmi della sfida e di offrire una grandissima difesa a stretto e largo raggio. L’Irlanda paga la giornata tutt’altro che di grazia di Connor Murray e il fatto di essere prevedibile nello sviluppo della manovra. Finisce 22 a 10 e gallesi che come nel 1987 tornano tra le prime quattro squadre del mondo. Con buona pace dell’Italia e dei suoi malriposti sogni di gloria. Intanto Mallett ha cominciato a fare il commentatore per Sky Nuova Zelanda. E ha già cominciato a distillare pillole di acida saggezza. Ha definito il nostro rugby “senza speranza”. Beh, a guardarla con il senno di poi, un’altra conferma di quello che già sapevamo. Anche grazie a lui.
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La rivincita di Kris
E allora? Come la mettiamo? Il Benetton va a vincere in Irlanda, contro l’Ulster. Piuttosto nettamente come dice il punteggio e grazie ad una grande rimonta. Non batte il Leinster o il Munster. Si impone sulla terza forza delle quattro orgogliose province d’Irlanda, la meno toccata dalle scelte di Declan Kidney e forse per questo che la vittoria fa ancora più notizia. Fa notizia perché Franco Smith affida ancora una volta a Kris Burton il ruolo mediano d’apertura. Buon per il Benetton che sale in classifica e inanella un’altra vittoria nella serie celtica. Meno per gli azzurri, reduci da un mondiale piuttosto povero di contenuti. Burton in maglia biancoverde fa riflettere sulle scelte di Mallett. Poteva essere lui l’uomo da mettere in cabina di regia. Ci avevamo scommesso durante l’ultimo Sei Nazioni e poi abbiamo accantonato l’ipotesi. Troppo presto, anche a dispetto delle avvisaglie che le sfide contro Giappone e Scozia avevano proposto. Burton vince in Celtic, i nostri invece sono davanti alla tv a gustarsi lo spettacolo – così si spera – di questi quarti di finale mondiale. Fa rabbia, soprattutto pensando a come è andata. Con o senza Burton magari avremmo perso lo stesso con l’Irlanda. Quella è stata una partita buttata alle ortiche, preparata male e giocata peggio. Ma almeno non avremmo avuto scrupoli di non aver portato in Nuova Zelanda i giocatori migliori. E Burton era una soluzione dolosamente non presa nella giusta considerazione. Troppo presto è stato tagliato dalla selezione nel “camp“ di Villabassa, troppo presto è stato buttato il bambino con l’acqua sporca. Si poteva far meglio e ci siamo riusciti. Per stupido egocentrismo da panchina.
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Si torna in campo
Emisfero Nord contro emisfero Sud. Parte alta del tabellone tutta europea: Irlanda-Galles e Francia-Inghilterra, giù Australia-Sudafrica e Nuova Zelanda-Argentina. Miglior architetto non poteva essereci per scombinare i piani dei padroni di casa che sul tavolo avevano ipotizzato una finale tra Australia e All Blacks. E invece, complice la sconfitta dell’Australia per mano dell’Irlanda ecco che improvvisamente i piani sono cambiati. Al massimo – e non è detto che sia così – l’Australia potrebbe trovare gli All Blacks in semifinale sempre che riesca nell’impresa di battere il Sudafrica. Già gli Springboks. Sono partiti in sordina con quella partita così così contro il Galles ma hanno avuto il merito di portare a casa una vittoria tutt’altro che facile con le Isole Samoa. Se facciamo due conti è la squadra che può contare su un’intelaiatura solida. La mette sul fisico la squadra di Pieter De Villiers, è nel breakdown che fa la differenza e poi può contare su un calciatore come Morne Steyn, l’unico che a oggi può vantare percentuali di realizzazioni interessanti rispetto al lotto dei giocatori chiamati a indirizzare tra i pali i palloni dalla piazzola. Occhio al Sudafrica dunque. Ma occhio anche ai cavalli di rincorsa ovvero a quelle squadre che deludenti nella prima fase possono trovare la forza e il carattere per ribaltare i pronostici. Ce ne sono almeno un paio sulla carta: la Francia e l’Australia. I transalpini sono stati battuti anche dalle Isole Tonga suscitando sconcerto e delusione nella stampa transalpina. Sono neri i giornalisti francesi. Non si aspettavano iuna debàcle così netta. Lievremont che lascerà i “bleus” alla fine del mondiale per essere rimpiazzato da Philippe Saint-Andrè ha addirittura annullato la conferenza stampa del giorno successivo alla sconfitta con Tonga. Aspettando l’Inghilterra che li ha già battuti nella semifinale di quattro anni fa, altra storia. Niente di tutto questo invece per l’Australia di Robbie Deans che, come detto, deve affrontare l’Australia. Un contesto light per gli ozzies che devono riscattare la sconfitta con l’Irlanda. Hanno la qualità ma non è detto che ciò basti per la sfida ai sudafricani. In Nuova Zelanda intanto si vive un’autentica crisi di nervi per l’infortunio a Dan Carter. Lui è fuori, Graham Henry ha definito una tragedia il ruling-out della stella del torneo. E tutto un Paese si domanda che cosa accadrà contro l’Argentina che, zitta zitta, dopo aver battuto la Scozia è entrata tra le prime otto e affronterà nei quarti proprio i padroni di casa. Il pronostico è tutto per gli All Blacks, anche senza Carter. Solo un pareggio nei 17 match giocati fino ad ora con i Pumas. Ma la paura fa 90. L’ultimo quarto è tra Galles e Irlanda. Lanciatissimi gli Irish, non meno concreti i gallesi che cercheranno di ripetere e migliorare l’exploit del 1987 quando arrivarono terzi.
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Sud contro Nord
Rassegnamoci. Sarà come nelle ultime tre edizioni. L’emisfero sud contro l’emisfero nord. Per come si è messa, l’attesa finale Nuova Zelanda-Australia non ci sarà. A complicare i piani l’Irlanda di Declan Kidney che è riuscita nell’impresa di dare un calcio nel sedere ai presuntosi ozzies di Quade Cooper e Will Genia. Saranno gli Irish quindi a giocarsi le carte per un posto tra le quattro semifinaliste (obiettivo mai raggiunto, tra l’altro). L’Australia è nella parte bassa del tabellone, costretta a sfidare il Sudafrica che al momento con gli All Blacks è apparsa la squadra con maggior peso e consistenza. La Nuova Zelanda se la vedrà con l’Argentina in un test che sarebbe dal pronostico scontato ma che con l’uscita di Carter dal mondiale è vissuta in Nuova Zelanda come un match non scontato. Vivono una vera e propria crisi di nervi i neozelandesi. Senza Carter la squadra è un’altra cosa e gli esperimenti fatti contro il Canada (Slade e Weepu all’apertura) non hanno dato le risposte che il commissario tecnico Henry si attendeva. Allora ecco la carta di Aaron Cruden, il numero 10 dei Manawatu Turbos e dei Waikato Chiefs. Potrebbe essere lui a prendere il posto di Carter e dare nuovi equilibri a una squadra che il forfait della stella ha fatto tornare sulla terra. Nella parte alta del tabellone ecco invece le classiche: Francia e Inghilterra e Irlanda-Galles. La sfida è aperta, il pronostico pure. Si gioca sabato e domenica per incoronare le quattro regine che si contenderanno il settimo mondiale della storia.
