Dunedin, giornata di sole. Nella bolla dell’Otago Stadium, la sfida incomincia adesso. Due ore prima del match mentre Figi e Galles affrontano il penultimo match della prima fase. Prima Argentina e Georgia si è conclusa con la vittoria sofferta dei Pumas che sbarcano nei quarti. Ma la notizia del giorno è il ruling out di Dan Carter dalla squadra degli All Blacks. Un risentimento piuttosto seriuo agli adduttori lo ha messo fuori gioco. La Nuova Zelanda ha un cerchio alla testa. Sa bene che gli All Blacks senza Carter sono un’altra cosa. Non hanno un back-up per quella posizione. Ci provano con Colin Slade ma non è la stessa cosa, poi contro il Canada Graham Henry gioca la carta di Piri Weepu in mediana. Una soluzione che non convince. E allora i mal di testa aumentano. In previsione della sfida con l’Argentina, ancora non è chiaro quale sarà l’assetto dei padroni di casa che vorrebbero avere un percorso il più possibile netto ma che a questo punto hanno le loro grane in casa. Tutto questo a poche ore da Italia-Irlanda, l’ultima partita. Quella che deciderà la parte bassa del tabellone, quella di Wellington. Non sarà facile. Nel parterre c’è il mondo ovale che si ritrova a Dunedin. Sembra di essere al Thomond Park quando gioca il Munster perché a Dublino, in pieno Sei Nazioni, un po’ di italiani li vedi. Sarà una bella partita, intensa. Di quelle che giochi una volta nella vita. Di quelle che è bello raccontare ai nipoti.
