Categoria: Rugby

Commenti su rugby e dintorni

  • Il Valorugby Emilia, primo scudetto

    Il Valorugby Emilia, primo scudetto

    Il Valorugby Emilia conquista il suo primo Scudetto. Nella finale del Campionato di Serie A Elite maschile 2025/26, giocata al Plebiscito di Padova, la formazione reggiana ha superato il Petrarca Rugby 27 a 5. Campione d’Italia per la prima volta, al termine di una stagione straordinaria, chiusa con una storica doppietta dopo la conquista della Coppa Italia e il primo posto al termine della regular season. Un percorso costruito settimana dopo settimana e culminato con il successo nell’atto conclusivo che ha assegnato il 96° titolo della storia del rugby italiano.

  • Allan Mitchell Hosie (1945-2026): Se siamo nel Sei Nazioni lo dobbiamo anche a lui

    Allan Mitchell Hosie (1945-2026): Se siamo nel Sei Nazioni lo dobbiamo anche a lui

    Magari è sfuggito a noi italiani. Ma ad Allan Hosie il rugby italiano deve qualcosa ed è giusto ricordarlo nei giorni del lutto perchè se ne è andato chi con Giancarlo Dondi e Vernon Pugh QC aprì le porte del Sei Nazioni agli azzurri. Se ne va l’ultimo protagonista di quella rivoluzione. Una trattativa lunga ma non lunghissima, aiutata dai risultati degli azzurri, dal professionismo e dalla ineluttabilità di un rugby che cercava un’altra dimensione. Se ne è andato il 22 aprile. Nato a Glasgow nel 1945, è stato uno dei più grandi personaggi del rugby scozzese. Tallonatore in campo, poi arbitro, possedeva quel raro e amabile mix di fermezza e umorismo, sia sotto i riflettori di un match internazionale che, più vicino a casa, quando fischiava per gli under del suo amato Ayr Rugby Club. Fuori dal campo, è stato il dirigente perfetto. Presidente della Scottish Rugby Union (SRU) nel 2002-03, dopo aver presieduto i comitati del Cinque e Sei Nazioni e aver giocato un ruolo fondamentale nell’ammissione dell’Italia al Torneo nel 2000. Ha giocato anche nei Lions ma era la sua ironia il suo marchio di fabbrica. Alla vigilia del suo debutto da arbitro prima di un’Irlanda-Inghilterra, i suoi compagni di club del Hillhead inviarono un telegramma a Dudley Wood, allora segretario della RFU inglese, spacciandosi per l’agenzia di scommesse William Hill: “Ricevuta scommessa di 50 sterline sull’Irlanda da parte di A.M. Hosie”, proprio mentre Allan stava per dirigere un Test match a Twickenham tra le due nazioni. Andy Irvine, anch’egli ex Presidente della SRU, ha sottolineato più volte il rapporto speciale di Hosie con i giocatori: “Aveva un grande senso dell’umorismo – ha detto – spesso ci prendeva in giro e, a quei tempi, non potevamo mandarlo a quel paese. Abbiamo condiviso molti momenti felici insieme. Soprattutto, Allan è stato un arbitro fantastico e un grande dirigente. È una grande perdita per il rugby scozzese”. Nel 2025, la Scottish Rugby ha avuto l’onore di consegnare ad Allan Hosie il “cap” per la sua carriera arbitrale. E’ stato il primo a riceverlo; ne era orgoglioso, ma anche divertito dal fatto che la didascalia del video sul sito della federazione recitasse: “Allan Hosie – numero uno”.

  • Arrriva Parisse. E il “Moro” se ne va

    Arrriva Parisse. E il “Moro” se ne va

    Alla fine se ne andrà il Moro e arriverà Sergio Parisse. Cosa cambia? Cambia qualcosa sul piano economico (poco a dire il vero), forse cambierà qualcosa sul piano tecnico. Parisse era stato indicato dai rumors delle trattative come allenatore della touche. Moretti se ne va invece. Le voci di dentro dicono che non abbia accettato un ulteriore taglio dello stipendio dopo quello della passata stagione. La sua assenza pesa per quello che si è visto in prima linea. E’ un peccato per l’azzurro anche perchè l’ultimo Sei Nazioni – soprattutto le prime partite – avevano mostrato una prima linea e più in generale un pacchetto, tornato finalmente ad essere dominante. Inutile nasconderlo, è una perdita pesante alla quale è necessario porre rimedio. Con il materiale a disposizione, sarebbe stata una bella sfida per Moretti. Ora Gonzalo Quesada dovrà metterci mano. Parisse può coprire anche quel vuoto ma l’esperienza di uno che ha passato un’intera carriera in prima linea non si improvvisa. Neanche da parte di chi la mischia l’ha vissuta da ultimo uomo. Inutile fasciarsi la testa. Pensare ora alla necessità di dover cercare a tutti i costi un nuovo special coach per la mischia è un controsenso ma rischia di diventare una necessità. Resta un’ipotesi sul tavolo. E con esso resta il rammarico per il modo con cui è stato trattato il Moro. Un “attendere prego” o “costi troppo” che non si addice con la necessità dell’Italrugby. In fondo non è passato tanto tempo quando la Fir di Giancarlo Dondi tentò l’approccio per un ritorno in azzurro di Massimo Cuttitta, reduce dalla rivoluzione della mischia scozzese. In quel caso la Fir propose al pilone ed ex capitano azzurro una cifra inadeguata. Su basi diverse avrebbe accettato. E invece se ne andò in Canada a fare un’esperienza “a gettone”. Gli errori insomma sono sempre gli stessi, o quantomeno si somigliano molto. E le occasioni perdute sono le stesse.

  • La professione del dilettante

    La professione del dilettante

    L’Italia del calcio é fuori dal mondiale. Le parole del presidente della Federcalcio Gabriele Gravina hanno fatto rumore: Si tratta del vecchio sport della differenza tra pro e dilettanti. La bufera social che si è scatenata sui social tra chi definisce la truppa di Gattuso “dilettanti allo sbaraglio” e chi, magari medagliato all’Olimpiade, fa sapere al mondo che “stamattina é andato a correre per diletto” mette sul tavolo il vecchio problema: e cioè chi si può mettere sul petto la medaglia del professionista nello sport? La domanda non è oziosa perchè oggi la distinzione è pleonastica e lo stesso rugby ne è forse uno dei principali testimonial. Il professionismo, quello vero, nasce all’alba della Coppa del Mondo 1995 quando l’International Board, fino a qualche anno prima, legato al dogma dell’amateurismo, decise di compiere il grande passo. La formula era Rugby Open. Via libera ai contratti, ai trasferimenti, si cominciò a parlare di indennità di formazione per far girare qualche sterlina, lira o franco ai club che avevano investito per costruire i campioni. Prima al massimo si parlava di rimborso spese. In una parola il business è entrato così dalla porta principale. Agenti, procuratori, broker, tutti dentro – forse anche in forma scomposta – per far girare gli affari. Nella sostanza è ancora così ed è per questo che le parole di Gravina stonano assai. Quello che oggi non è ancora uguale sono solo gli stipendi che oggi segnano un gap ancora evidente tra le varie discipline che non siano il pallone. Il rugby non fa eccezione. E’ cresciuto il fatturato federale e con esso anche le spese. E anche qui il gap tra gli stipendi per cui non tutti sono uguali è qualcosa che si fa sentire. Scelte comprese. L’Italia si è vista scippare dal Bayonne un allenatore come Andrea Moretti. Gli era stato chiesto un ritocco al ribasso dell’emolumento (90.000 euro). Il Moro era anche d’accordo ma la Fir – a quanto sembra ha atteso troppo e non ha stretto subito a sé l’uomo il cui contributo alla crescita della mischia è sembrato evidente nelle ultime uscite azzurre. A questo punto la strada per il ritorno in azzurro di Sergio Parisse sembra più che tracciata. Costo: tra i 150 e i 200.000 euro con l’incarico di mettere mano non solo alle rimesse laterali ma anche ai delicati equilibri della prima linea. Anche qui il gap si nota. Non è paragonabile agli zeri sui contratti dei calciatori della serie A ma c’è. E parliamo comunque di professionisti.