Categoria: Rugby

Commenti su rugby e dintorni

  • Passato, presente e futuro

    Castrogiovanni, Sei Nazioni finito. Italia che attende l’Irlanda, ancora a secco di vittorie come noi. Ci sarà Staibano e i cambi nella squadra che si radunerà domenica sera a Roma confermano l’idea che la squadra di Brunel sia completamente un cantiere aperto anche per i senatori. Un brutto colpo per il commissario tecnico. Senza Castro si perde un po’ in prima linea in un momento in cui la mischia azzurra mostra di soffrire più del dovuto. Staibano è stata la grande promessa negli anni passati. Si è un po’ perso negli anni francesi ma, insieme con Cittadini, resta uno degli eredi più credibili del pilone del Leicester. Contro l’Inghilterra, è vero, gli azzurri hanno sofferto più del dovuto lì davanti. Un segnale che dovrebbe farci fare i conti con l’anagrafe e con l’evoluzione delle altre squadre che cominciano a metterla soprattutto sul fisico quando si tratta di affrontare l’Italia. Conti alla mano l’Italia sta opacizzandosi in mischia. Non una buona premessa in previsione della sfida con l’Irlanda di Paul O’Connell. Ma il risultato del lavoro lo vedermo poi, quando Brunel avrà terminato il suo percorso di rodaggio con gli azzurri. Per ora si naviga a vista, un po’ in tutte le aree federali.

    Un’e-mail del direttore dell’alto livello Fir a Andy Dalton (Ceo degli Auckland Blues) ha per ora bruciato le possibilità di una partnership tra Federazione e Blues per affidarsi alle strutture e al rugby dell’emisfero sud al fine di far migliorare i giocatori più promettenti del nostro movimento. Non so se in extremis il discorso potrà essere riannodato. Ma l’impressione – e mi fermo qui – è che si tratti di un’occasione perduta troppo facilmente. Come troppo spesso accade.

  • L’alba in bianco

    I sogni muoiono all’alba, più o meno una manciata dopo l’inizio del secondo tempo. Contro l’Inghilterra è andata così, ancora una volta. Scarto minimo, quattro punti, 19-15 con gli azzurri che, come ha detto Tommaso Benvenuti,  ha fatto un passo. Non si sa se in avanti o indietro ma un passo. Che gli azzurri siano un cantiere aperto è cosa nota. Il capomastro Brunel sta tentando il possibile. Di più non si può chiedere. Ci si rende conto che nella ristrutturazione della nostra Nazionale non si tratta solo di rimettere gli infissi o stuccare le cornici. Il problema è strutturale. Nelle intenzioni il progetto c’è: una squadra più equilibrata, capace, al di là del catenaccio, di attaccare e recuperare palloni. Ma c’è anche una squadra che si perde in un bicchiere d’acqua quando si tratta di essere efficace e mettere in difficoltà l’avversario. Come attaccare, dove attaccare, in che modo farlo sono i punti in cui bisogna ancora lavorare. Dai palloni (pochi per la verità…) avuti per le mani, rare sono state le occasioni costruite per far male. Le stesse mete azzurre arrivano da situazioni di rottura superbamente trasformate dagli azzurri. Ma in altre circostanze è mancata la lucidità. Calci a esplorare la profondità e possessi regalati troppo facilmente all’Inghilterra. Che ha trovato vita facile poi nella gestione dell’ovale. Gli errori insomma pesano più di tutto nell’economia del match. Al di là della giornata non certo di grazia di Tobias Botes dalla piazzola. Non gli è andata bene a Brunel con la staffetta tra i numeri 10. Ma nelle sostituzioni si compra a scatola chiusa, si sa. Era programmata, un po’ come avvenuto anche a Parigi, minuto più minuto meno. Con il senno di poi, facile dire che era meglio Burton. Botes resta una carta da giocare. Buono il suo contributo in difesa, meno quello in attacco con gli azzurri chiamati a ricostruire trasformazioni della manovra per linee esterne di fronte ad una difesa inglese più preparata rsipetto a quella vista con la Scozia. Piuttosto due parole vanno dette per la prima linea. Soffre, comincia a soffrire più del dovuto. Sulle fasi statiche si è andati meglio, ma è magra consolazione se poi la qualità dei palloni a disposizione non è delle più alte. In più la tegola dell’infortunio a Castrogiovanni, probabile costola rotta. Potrebbe star fuori per un po’. Toccherà a Cittadini prendere il suo posto in un reparto meno brillante del solito. In compenso primo cap per Luca Morisi, ruolo mediano d’apertura. Ha giovato poco ma si è visto di che pasta è fatto. Potrebbe tornar utile nella caccia al numero 10 sempre che non lo si bruci.

  • Crediamoci fino in fondo

    Sei stato troppo buono, ti dicono al giornale. Il che per uno che prima di lasciarsi andare all’entusiasmo ci mette sempre un po’, potrebbe non essere precisamente un complimento. Ma stavolta non è proprio così. Resto convinto della mia idea, e cioè che la sconfitta contro la Francia ma soprattutto il modo con cui gli azzurri si sono comportati in campo allo Stade de France costituiscono se non altro una premessa per dire che forse qualcosa sta cambiando. Brunel ha inaugurato il suo cantiere aperto, ha posato la prima pietra, ha fatto capire il percorso che intende seguire per rendere competitivo il nostro rugby. Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo, diciamo subito che quello che non è andato è il fatto che gli azzurri sono rimasti a digiuno di mete. Tra l’altro, va detto, è già successo in passato. Ma nel complesso la partita contro la Francia ha fatto capire come l’atteggiamento complessivo del gruppo di Brunel abbia subito una trasformazione. Fa bene il cittì a parlare di nuovo spirito. E’ nello stare in campo di vede come senza avere degli assoluti fuoriclasse, la squadra azzurra ha cambiato marcia. Ora dalla fase difensiva costruisce i prodromi di una ricostruizione offensiva, a metà strada tra la lezione di Georges Coste e il master di Pierre Berbizier. Per questo non sento di essere stato troppo buono, ma realista. E’ una strada lunga che ha una buona base di partenza fatta di idee. Brunel deve solo tradurre i principi sotto i canoni dell’efficacia. E le mete arriveranno, magari anche con le vittorie. A cominciare da sabato prossimo, contro l’Inghilterra. Sono andati a vincere a Edimburgo i ragazzi di Lancaster, davanti a una squadra che ha dimostrato di avere una buona conquista ma poca capacità di trasformare in oro quello che costruisce. Si lamenta Massimo Cuttitta che non fa mistero delle 17 occasioni di gioco in penetrazione che non sono state finalizzate dalla squadra di Andy Robinson nella cosiddetta caccia al pavone. L’Inghilterra è squadra che ha cambiato tanto, troppo per i miei gusti. Difficile affrontare un Sei Nazioni con tali premesse. Eppure resta intatta la loro mentalità vincente come dimostra la sfida di Murrayfield. E’ lì la sfida dell’Olimpico, tra la loro testa e la nostra rivoluzione.

  • Italia sconfitta in Francia. Jacques vai avanti…

    La prima è andata male per il risultato, 30 a 12 ma se non altro serve per capire che c’è materiale per lavorare. E’ un’Italia che si sveglia dal torpore in cui era precipitata negli ottanta minuti di Dunedin contro l’Irlanda al mondiale. Pian piano comincia a uscir fuori la bozza del piano Brunel. Non è fatto solo di difesa e catenaccio, come ci aveva abituato Mallett. E’ fatta anche di pallone in mano, recupero, riutilizzazione e soprattutto voglia di giocare. Una buona “prima” dunque, di quelle che non sono andate oltre le intenzioni ma che servono comunque per capire che in un futuro più o meno prossimo si può fare il salto di categoria. La missione di Brunel oggi è quella di rivoluzionare l’atteggiamento degli azzurri e arrivare a dire che anche con il pallone tra le mani possiamo dire la nostra. Non sappiamo se ci riuscirà, di certo è sulla buona strada. La novità dagli ottanta minuti contro i numeri 3 del ranking è proprio questa. Una squadra che attacca, che recupera i palloni che nella testa ha un’idea di gioco più chiara. Certo, ci sono le solite amnesie difensive che permettono a Rougerie mettere subito la testa avanti. Ci sono i troppi falli che mettono sul piede di Yachvili i palloni per tenerci a distanza fino alla fine. C’è la mischia e la solita difesa che con l’eccezione della meta di Malzieu concede il minimo sindacale. Ma è un’Italia che si diverte a trasformare il gioco per linee esterne che trova in Burton il ritrovato protagonista dell’ultimo Sei Nazioni. E’ lui a gestire al piede il gioco azzurro e a rimetterci in linea di galleggiamento dopo l’iniziale vantaggio firmato dal mediano di Biarritz. Anche in difesa il 10 di Treviso offre un contributo di sostanza. Con buona pace di chi aveva deciso di metterlo fuori dalla porta di un meritato mondiale. E’ lui ad andare a riprendere Malzieu lanciato verso la meta. Con il pallone tra le mani pone più di un interrogativo alla prima linea di difesa francese. E poi c’è Botes, il sudafricano adottato dalla Marca trevigiana che veste di qualità il debutto in maglia azzurra. Con il Benetton gioca dietro la mischia, in azzurro veste i panni dell’apertura. Ecco in Italia cosa vuol dire sinergia tecnica. Botes gioca una ventina di minuti ma mostra la stoffa già vista a Monigo. Soprattutto in attacco. Non può far nulla per cambiare il risultato sul tabellone. La Francia è già avanti. Magari i galletti non sono di un altro pianeta ma sono squadra di sostanza e candidata al ruolo di favorita in condominio con il Galles. Piace l’Italia quando muove il pallone, cerca di fare la differenza nell’uno contro uno e nella trasformazione del gioco per linee esterne. Più fortuna e qualche distrazione in meno avrebbero dato al passivo dimensioni più contenute. Ma siamo solo all’inizio ed in prospettiva la sfida mostra che il materiale e le idee sulle quali sta lavorando Brunel sono di assoluta qualità. Può contare su una terza linea che non ha sfigurato davanti a Dusautoir, Bonnaire e a un sontuoso Picamoles. Sa che l’equilibrio che predica dentro e fuori dal campo può portarlo lontano e che non ci vorrà molto per far uscire questa squadra dal guscio. Al di là del risultato lo Stade de France lascia soprattutto questa sensazione. Tra una settimana la verifica, contro l’Inghilterra che nella sfida d’esordio  va a battere a domicilio la Scozia (6-13) mostrando la mentalità vincente che le è propria nella tradizionale sfida per la Calcutta Cup. All’Olimpico si sfiorerà il tutto esaurito, l’ideale cornice per un altro passo in avanti nel gioco e magari chissà anche nella storia.

  • Verso la Francia

    Domenica si comincia a fare sul serio. A due settimane dal debutto con i vice campioni del mondo della Francia, Jacques Brunel raduna a Roma la sua Nazionale. Lo fa stabilendo il quartier generale all’Acqua Acetosa, a due passi dal centro della città eterna, camere spartane ma tutto quello che serve per preparare al meglio l’avventura nel Championship. Un bel segnale, in linea con le ristrettezze economiche imposte dalla congiuntura e con quello che l’ultimo mondiale in Nuova Zelanda ha regalato. Brunel è qui per cambiare pagina ma per farlo deve fare i conti con quello che passa il convento. Già perché non si naviga nell’oro e nei talenti sia parlando di soldi, sia ragionando di giocatori. La selezione messa in piedi da Brunel allinea due esordienti, il pilone degli Aironi Alberto De Marchi e il centro dei Crociati, Luca Morisi. Due belle bestie da rugby, in crescita non solo sul piano tecnico ma anche su quello della personalità. E’ lì che Brunel giocherà la sua sfida fatta non solo di equilibrio sul campo ma anche di carattere. Poi il coach transalpino rimette mano alla questione del mediano d’apertura. Fuori Bocchino e staffetta affidata a Orquera e Kristopher Burton. Di più non si può avere dal Pro12 e dall’Eccellenza. E su questo siamo d’accordo. E’ una selezione che guarda con realismo a quello che produce il campionato italiano. E su questa base si innesta la necessità di fornire un gioco alla Nazionale che dalla coppa del mondo è uscita ridimensionata anche per la strutturale incapacità di utilizzare efficacemente il pallone al di là della sua tenuta difensiva, tutta da verificare però. L’impresa impossibile di Brunel è questa. E la Francia sarà il primo banco di prova. Sotto la gestione Mallett li abbiamo battuti conquistatando l’ambito trofeo Garibaldi. Ma come è accaduto anche in passato i traguardi raggiunti dalla nostra Nazionale si trasformano in altrettante illusioni. Lo abbiamo visto lo scorso anno, come pure nel 2003 e nel 2007 quando dopo aver vinto nel Championship siamo naufragati nella kermesse mondiale. E quest’anno? Si può vincere? Può darsi perché il Six Nations alle porte allinea squadre in cerca di identità. Non la Scozia, non il Galles, forse l’Irlanda senza O’Driscoll e sicuramente l’Inghilterra che con Stuart Lancaster punta a traghettare i bianchi della rosa verso l’ipotesi Mallett. Per una volta, problemi loro…