I sogni muoiono all’alba, più o meno una manciata dopo l’inizio del secondo tempo. Contro l’Inghilterra è andata così, ancora una volta. Scarto minimo, quattro punti, 19-15 con gli azzurri che, come ha detto Tommaso Benvenuti, ha fatto un passo. Non si sa se in avanti o indietro ma un passo. Che gli azzurri siano un cantiere aperto è cosa nota. Il capomastro Brunel sta tentando il possibile. Di più non si può chiedere. Ci si rende conto che nella ristrutturazione della nostra Nazionale non si tratta solo di rimettere gli infissi o stuccare le cornici. Il problema è strutturale. Nelle intenzioni il progetto c’è: una squadra più equilibrata, capace, al di là del catenaccio, di attaccare e recuperare palloni. Ma c’è anche una squadra che si perde in un bicchiere d’acqua quando si tratta di essere efficace e mettere in difficoltà l’avversario. Come attaccare, dove attaccare, in che modo farlo sono i punti in cui bisogna ancora lavorare. Dai palloni (pochi per la verità…) avuti per le mani, rare sono state le occasioni costruite per far male. Le stesse mete azzurre arrivano da situazioni di rottura superbamente trasformate dagli azzurri. Ma in altre circostanze è mancata la lucidità. Calci a esplorare la profondità e possessi regalati troppo facilmente all’Inghilterra. Che ha trovato vita facile poi nella gestione dell’ovale. Gli errori insomma pesano più di tutto nell’economia del match. Al di là della giornata non certo di grazia di Tobias Botes dalla piazzola. Non gli è andata bene a Brunel con la staffetta tra i numeri 10. Ma nelle sostituzioni si compra a scatola chiusa, si sa. Era programmata, un po’ come avvenuto anche a Parigi, minuto più minuto meno. Con il senno di poi, facile dire che era meglio Burton. Botes resta una carta da giocare. Buono il suo contributo in difesa, meno quello in attacco con gli azzurri chiamati a ricostruire trasformazioni della manovra per linee esterne di fronte ad una difesa inglese più preparata rsipetto a quella vista con la Scozia. Piuttosto due parole vanno dette per la prima linea. Soffre, comincia a soffrire più del dovuto. Sulle fasi statiche si è andati meglio, ma è magra consolazione se poi la qualità dei palloni a disposizione non è delle più alte. In più la tegola dell’infortunio a Castrogiovanni, probabile costola rotta. Potrebbe star fuori per un po’. Toccherà a Cittadini prendere il suo posto in un reparto meno brillante del solito. In compenso primo cap per Luca Morisi, ruolo mediano d’apertura. Ha giovato poco ma si è visto di che pasta è fatto. Potrebbe tornar utile nella caccia al numero 10 sempre che non lo si bruci.
