Categoria: Rugby

Commenti su rugby e dintorni

  • Italia corsara in Canada 25-16

    L’Italia ottiene la prima vittoria (la seconda dell’era Brunel) al BMO Field di Toronto. Questo il tabellino:

    CANADA-ITALIA 16-25

    CANADA: Pritchard; Trainor, Van der Merwe, Scholz (23’ Hearn), Mackenzie; Evans, White (19’ Fairhurst); Carpenter, O’Toole , Ardron (28’ Dala); Hotson, Sinclair; Marshall, Pletch (19’ st Tiedmann), Buydens (17’ Dolezel)

    ITALIA: Benettin (2’ st-7’ st e dal 25’ st Toniolatti); Venditti, A. Pratichetti, Sgarbi, Benvenuti; Burton, Tebaldi (19’ Gori); Barbieri, Favaro, Zanni; Pavanello, Furno (22’ Fuser – 36’ Mau. Bergamasco); Castrogiovanni, D’Apice (28’ st Festuccia), Rizzo (40’ st. Romano)

    Arbitro: Pearson (Inghilterra)

    Marcatori: 4′ cp Pritchard, 12′ cp Burton, 25′ cp Burton, 29′ Pritchard, 32’ m. Trainor tr. Pritchard, 41′ cp Burton;  st: 4′ cp Burton, 11’ m. D’Apice tr. Burton; 13’ cp Pritchard; 22’ cp Burton; 32′ cp Burton

  • Canada, prima pietra verso Inghilterra 2015

    Arrivato a Toronto, volo meno massacrante di quello con destinazione Buenos Aires. Di certo per gli azzurri non deve essere stata una passeggiata di salute quella che li ha portati fino in Canada. La strada verso downtown è una highway modello America. Vedi il BMO field, il campo di battaglia dove l’Italia se la vedrà con i Canucks, il Dome, sede della squadra di Baseball e il Canada Centre, tana dei Raptors, la più italiana delle franchigie Nba. Arriviamo a Toronto dopo la brutta pagina di San Juan. Brunel è stato chiaro, meglio evitare di ripetere gli errori, troppi, commessi contro l’Argentina. Anche per questo ci sono sette cambi nello starting line-up e due esordienti, Alberto Benettin ad estremo e Andrea Pratichetti nella cerniera dei centri. Pochi i punti di riferimento nella squadra se si eccettua Castrogiovanni, per la prima volta capitano azzurro e Alessandro Zanni. E’ forse la squadra che somiglia di pi più all’Italia del futuro, quella che potremmo vedere in Inghilterra nel 2015. Del resto questo tour serve soprattutto a questo. Non c’è Morisi, tenuto ancora in tribuna forse anche per la paura di bruciarlo. Parlando di numeri 10 e visto come è andata in passato a Brunel non gli si può dar torto. E allora ecco che in mediana c’è ancora Burton, sperando che abbia l’accortezza di avere un atteggiamento più offensivo rispetto a quello visto al Bicentenario di San Juan. Al suo fianco torna Tito Tebaldi, recuperato nel giro dopo i passaggi, più o meno a vuoto – e non sempre per colpa sua – dell’era Mallett. Ritorna Favaro al posto di Mauro Bergamasco, la strada è quella di conservare  maggiormente il possesso rispetto a quanto fatto vedere in Argentina. E’ la volta di Rizzo a pilone con Furno che prende il posto di Bortolami in seconda linea in coppia con Pavanello. Confermato Barbieri, il canadese, come numero otto. Tutta da scoprire l’ipotesi di Benettin ad estremo.

    Il Canada ci aspetta. Per loro siamo quelli che hanno il privilegio di giocare il Sei Nazioni. Squadra tosta quella dei Canucks, lo hanno dimostrato all’ultimo mondiale. Due le sconfitte che mettiamo nel nostro palmares, quella di Burnaby e quella che fa male di Rovigo nel 2000 (22-17) in quella che per me resta la più brutta partita mai giocata dalla nostra Nazionale. Ma la partita del BMO servirà ancora di più di quella di San Juan per vedere la prospettiva dell’Itralrugby. Quella che la sfida di sabato scorso a San Juan ha solo abbozzato e per giunta a tinte fosche.

  • Vecchi merletti, stesse sconfitte

    Scrivo a freddo, lontano dal triplice fischio finale di Garces, perchè anche da San Juan, dalla cattedrale nel deserto delle miniere, l’Italia esce delusa e ammaccata. 37 a 22 il risultato. La sintesi giusta è quella di una sfida tra due squadre di medio livello, nella quale la differenza l’hanno fatta le star. Squadra sperimentale la nostra, ancora di più quella dei Pumas che schierava 9 giocatori della selezione dei Pampas, 3 del gruppo impegnato nel sudamericano e tre Pumas (Agulla, Roncero e Contepomi). E come è giusto la differenza l’hanno fatta gli ultimi tre, una meta a testa per Roncero e Contepomi (per lui il record di punti segnati con la maglia dei Pumas, 609 punti contro i 590 di Hugo Porta) in ottanta minuti complessivamente non eccezionali. La partita della vita, sul piatto d’argento, l’abbiamo messa noi. Sette palloni persi solo nel primo tempo, passaggi a vuoto nella ripresa, insomma potevamo aspettarci di più dall’Italia formato export di Jacques Brunel. Il cittì mette l’accento sull’atteggiamento della squadra, sull’attitudine alla sfida. Non si può regalare un possesso così significativo ad una squadra come i Pumas, a maggior ragione a casa loro. E’ come mettersi alla finestra e guardare il proprio martirio. In una squadra che continua a girare a trazione anteriore, è dietro che continua ad avvertirsi una certa leggerezza. Migliora la velocità di palla, sulla trasformazione del gioco per linee esterne. E’ vero, è un dato che va sottolineato. Ma questo complica il lavoro di Brunel perché rende ancora più difficile quel gioco che chiede equilibrio ma che purtroppo o per fortuna continua a poggiare solo sulle fondamenta della mischia.  Sulla fase offensiva, Kris Burton, nervoso come non mai, è diventato quasi un freno tirato per gli azzurri. Mai un pallone ad allargare, tutte soluzioni a raggio stretto, in bocca all’ordinata e aggressiva difesa argentina. Gioco facile per Contepomi e soci che hanno fatto il bello e cattivo tempo nel recupero dei palloni e nella riproposizione delle soluzioni offensive. In difesa poi l’Italia è apparsa incerta più delle altre volte: 3 grabber firmati da Felipe hanno prodotto due strette al cuore azzurro e una meta, di Senatore. Poi l’interno preso da Roncero lanciato ancora da Contepomi che non ci ha pensato due volte ad attaccare l’esterno della cerniera mediana e ripetere quello che O’Driscoll aveva fatto a Dunedin nel secondo tempo della sfida mondiale con l’Italia. L’unico lampo della serata di San Juan è la meta di Gori, nata sul furto con destrezza di Festuccia al tallonaggio su una mischia Pumas nei propri 22. Per il resto poco altro, con la prospettiva di dover rinunciare a Bortolami (spalla lussata) in previsione della sfida di venerdì a Toronto contro il Canada. Canada che non è una passeggiata al di là delle 11 ore di aereo che aspetta gli azzurri nella serata di domenica. All’ultimo mondiale una vittoria con Tonga e un pareggio con il Giappone.

  • Il tour dei desideri

    Riprendo a scrivere sul blog appena arrivato a San Juan. L’Italia è sbarcata qui già da qualche giorno per cominciare a scrivere una pagina che parla di rinnovamento. Un tour da seguire quello delle Americhe, forse dal peso specifico più consistente rispetto a quelli che si fanno tra Australia, Isole del Pacifico, Nuova Zelanda e Sudafrica. E’ un progetto nuovo quello che si inaugura oltre l’Atlantico. Brunel ha affrontato il Sei Nazioni facendo di necessità virtù, con una squadra che solo in parte poteva fare propria. Troppe le incrostazioni del passato, troppi i calli da eliminare dopo un mondiale che se era servito se non altro per chiudere senza troppi rimpianti la parentesi di Nick Mallett, certo aveva rappresentato l’ennesima occasione mancata. Nella testa del commissario tecnico questo era evidente. Aveva una squadra dai grandi talenti ma anche un gruppo dalle potenzialità inespresse. Il Sei Nazioni è servito così per far capire l’idea che c’è nella testa di Brunel. C’è scappata la vittoria con la Scozia, la paura messa all’Inghilterra, compresi i passaggi a vuoto con l’Irlanda e il Galles. Ma è apparsa una squadra capace comunque di far capire che con il pallone tra le mani qualcosa sa fare. Si riparte da lì, con l’operazione rinnovamento che punta diritto alla Coppa del Mondo 2015. Brunel non ci pensa due volte. Il primo comandamento è ringiovanire e il tour che in tre settimane ci porterà tra Argentina, Canada e Stati Uniti serve anche a questo. Contro un’Argentina che si prepara al Rugby Championship, ovvero al Quattro Nazioni dell’emisfero sud i cambi sono tanti. L’ultimo in ordine di tempo quello di McLean che dà forfait e costringe Toniolatti a inventarsi estremo. Ritroviamo poi Festuccia in una prima linea che al fianco di Castrogiovanni propone Alberto De Marchi a sinistra. Burton è in mediana, confermato come numero 10 al fianco di Gori. Non c’è Parisse, lo si sapeva con il cittì che prova Barbieri come numero otto e lascia Zanni nel suo ruolo al fianco di Mauro Bergamasco. Pavanello e Bortolami le torri in rimessa laterale mentre nella cerniera dei centri ecco un’altra coppia inedita, Quartaroli-Sgarbi con Venditti e Benvenuti alle ali. Anche l’Argentina ha i suoi guai. Nel gruppo c’è anche Graham Henry, il coach degli All Blacks campioni del mondo che dopo averli battuti nei quarti di finale ora offre il suo contributo ai Pumas per – così dice – portarli a segnare più mete. Lavorerà con Phelan per sette settimane, giusto il tempo per prepararli alle sfide del Quattro Nazioni ma intanto deve fronteggiare un gruppo che manca di qualche senatore di troppo. Agulla, Roncero e il capitano Contepomi sono i pochi a restare della vecchia guardia e questo potrebbe lasciare spazi di speranza per i colori azzurri. E’ un tour che può chiudersi con un saldo positivo. Forse è troppo chiedere un triplete ma sulle onde dell’entusiasmo, si sa, tutto diventa possibile.

  • Il futuro partendo dall’Olimpico

    E’ arrivata la solita vittoria con la Scozia. Puntuale, direi. Una ogni due anni salvo miracoli. Una vittoria netta, questa volta. Scozzesi dominati, senza palloni. Tolti uno ad uno da una rimessa laterale che ha funzionato. La partita dell’Olimpico – davanti a 72 mila persone – è servita un po’ a tutti a fare un passo indietro. Perché al di là del risultato e a chi non credeva alle possibilità azzurre, è uscita fuori una sfida che ha confermato quello che si poteva pensare all’inizio. E cioè che la lezione di Brunel può essere la strada giusta. L’equilibrio che il cittì azzurro va predicando è la quadratura che si cerca. Grande solidità in conquista e sulle fasi statiche e un pizzico di fantasia che non guasta sui palloni rigiocati da situazioni di rottura. Un po’ Mallett (pensando alla difesa) e un po’ Berbizier (guardando alla capacità di colpire come le manguste). Cantiere aperto, abbiamo sempre detto. E cantiere aperto resta. Perché il lavoro di Brunel non si ferma al 13 a 6 con la Scozia. C’è molto ancora da fare, e molto da cambiare. Il tour delle Americhe potrebbe aiutare. Jacques lo sa. Molti senatori resteranno a casa durante l’estate. Sarà una cosa a metà tra la Nazionale propriamente detta e un “development squad” quella che partirà con destinazione Argentina (San Juan), Texas (Houston) e Toronto. Nomi nuovi, magari già visti durante il Sei Nazioni (Favaro, Pavanello, Venditti) con un obiettivo su tutti quello di trovare un numero 10. Ci serve come il pane e il Championship lo ha dimostrato. Burton o Botes pari sono. Nelle scelte, nel gioco al piede. Ma non sono ancora il massimo. Ci si deve accontentare e in mancanza di meglio è opportuno lavorarci sopra. Ci sarà poi il tempo per cambiare la prima linea. Cittadini, Staibano, l’inossidabile Lo Cicero ancora danno garanzie insieme a Castrogiovanni. Qualcosa abbiamo perso in mischia. Un prezzo da pagare per il cambio di rotta, aspettando i test di novembre: Tonga, All Blacks e Australia. Non uno scherzo.