Crediamoci fino in fondo

Sei stato troppo buono, ti dicono al giornale. Il che per uno che prima di lasciarsi andare all’entusiasmo ci mette sempre un po’, potrebbe non essere precisamente un complimento. Ma stavolta non è proprio così. Resto convinto della mia idea, e cioè che la sconfitta contro la Francia ma soprattutto il modo con cui gli azzurri si sono comportati in campo allo Stade de France costituiscono se non altro una premessa per dire che forse qualcosa sta cambiando. Brunel ha inaugurato il suo cantiere aperto, ha posato la prima pietra, ha fatto capire il percorso che intende seguire per rendere competitivo il nostro rugby. Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo, diciamo subito che quello che non è andato è il fatto che gli azzurri sono rimasti a digiuno di mete. Tra l’altro, va detto, è già successo in passato. Ma nel complesso la partita contro la Francia ha fatto capire come l’atteggiamento complessivo del gruppo di Brunel abbia subito una trasformazione. Fa bene il cittì a parlare di nuovo spirito. E’ nello stare in campo di vede come senza avere degli assoluti fuoriclasse, la squadra azzurra ha cambiato marcia. Ora dalla fase difensiva costruisce i prodromi di una ricostruizione offensiva, a metà strada tra la lezione di Georges Coste e il master di Pierre Berbizier. Per questo non sento di essere stato troppo buono, ma realista. E’ una strada lunga che ha una buona base di partenza fatta di idee. Brunel deve solo tradurre i principi sotto i canoni dell’efficacia. E le mete arriveranno, magari anche con le vittorie. A cominciare da sabato prossimo, contro l’Inghilterra. Sono andati a vincere a Edimburgo i ragazzi di Lancaster, davanti a una squadra che ha dimostrato di avere una buona conquista ma poca capacità di trasformare in oro quello che costruisce. Si lamenta Massimo Cuttitta che non fa mistero delle 17 occasioni di gioco in penetrazione che non sono state finalizzate dalla squadra di Andy Robinson nella cosiddetta caccia al pavone. L’Inghilterra è squadra che ha cambiato tanto, troppo per i miei gusti. Difficile affrontare un Sei Nazioni con tali premesse. Eppure resta intatta la loro mentalità vincente come dimostra la sfida di Murrayfield. E’ lì la sfida dell’Olimpico, tra la loro testa e la nostra rivoluzione.