Domenica si comincia a fare sul serio. A due settimane dal debutto con i vice campioni del mondo della Francia, Jacques Brunel raduna a Roma la sua Nazionale. Lo fa stabilendo il quartier generale all’Acqua Acetosa, a due passi dal centro della città eterna, camere spartane ma tutto quello che serve per preparare al meglio l’avventura nel Championship. Un bel segnale, in linea con le ristrettezze economiche imposte dalla congiuntura e con quello che l’ultimo mondiale in Nuova Zelanda ha regalato. Brunel è qui per cambiare pagina ma per farlo deve fare i conti con quello che passa il convento. Già perché non si naviga nell’oro e nei talenti sia parlando di soldi, sia ragionando di giocatori. La selezione messa in piedi da Brunel allinea due esordienti, il pilone degli Aironi Alberto De Marchi e il centro dei Crociati, Luca Morisi. Due belle bestie da rugby, in crescita non solo sul piano tecnico ma anche su quello della personalità. E’ lì che Brunel giocherà la sua sfida fatta non solo di equilibrio sul campo ma anche di carattere. Poi il coach transalpino rimette mano alla questione del mediano d’apertura. Fuori Bocchino e staffetta affidata a Orquera e Kristopher Burton. Di più non si può avere dal Pro12 e dall’Eccellenza. E su questo siamo d’accordo. E’ una selezione che guarda con realismo a quello che produce il campionato italiano. E su questa base si innesta la necessità di fornire un gioco alla Nazionale che dalla coppa del mondo è uscita ridimensionata anche per la strutturale incapacità di utilizzare efficacemente il pallone al di là della sua tenuta difensiva, tutta da verificare però. L’impresa impossibile di Brunel è questa. E la Francia sarà il primo banco di prova. Sotto la gestione Mallett li abbiamo battuti conquistatando l’ambito trofeo Garibaldi. Ma come è accaduto anche in passato i traguardi raggiunti dalla nostra Nazionale si trasformano in altrettante illusioni. Lo abbiamo visto lo scorso anno, come pure nel 2003 e nel 2007 quando dopo aver vinto nel Championship siamo naufragati nella kermesse mondiale. E quest’anno? Si può vincere? Può darsi perché il Six Nations alle porte allinea squadre in cerca di identità. Non la Scozia, non il Galles, forse l’Irlanda senza O’Driscoll e sicuramente l’Inghilterra che con Stuart Lancaster punta a traghettare i bianchi della rosa verso l’ipotesi Mallett. Per una volta, problemi loro…
