La prima è andata male per il risultato, 30 a 12 ma se non altro serve per capire che c’è materiale per lavorare. E’ un’Italia che si sveglia dal torpore in cui era precipitata negli ottanta minuti di Dunedin contro l’Irlanda al mondiale. Pian piano comincia a uscir fuori la bozza del piano Brunel. Non è fatto solo di difesa e catenaccio, come ci aveva abituato Mallett. E’ fatta anche di pallone in mano, recupero, riutilizzazione e soprattutto voglia di giocare. Una buona “prima” dunque, di quelle che non sono andate oltre le intenzioni ma che servono comunque per capire che in un futuro più o meno prossimo si può fare il salto di categoria. La missione di Brunel oggi è quella di rivoluzionare l’atteggiamento degli azzurri e arrivare a dire che anche con il pallone tra le mani possiamo dire la nostra. Non sappiamo se ci riuscirà, di certo è sulla buona strada. La novità dagli ottanta minuti contro i numeri 3 del ranking è proprio questa. Una squadra che attacca, che recupera i palloni che nella testa ha un’idea di gioco più chiara. Certo, ci sono le solite amnesie difensive che permettono a Rougerie mettere subito la testa avanti. Ci sono i troppi falli che mettono sul piede di Yachvili i palloni per tenerci a distanza fino alla fine. C’è la mischia e la solita difesa che con l’eccezione della meta di Malzieu concede il minimo sindacale. Ma è un’Italia che si diverte a trasformare il gioco per linee esterne che trova in Burton il ritrovato protagonista dell’ultimo Sei Nazioni. E’ lui a gestire al piede il gioco azzurro e a rimetterci in linea di galleggiamento dopo l’iniziale vantaggio firmato dal mediano di Biarritz. Anche in difesa il 10 di Treviso offre un contributo di sostanza. Con buona pace di chi aveva deciso di metterlo fuori dalla porta di un meritato mondiale. E’ lui ad andare a riprendere Malzieu lanciato verso la meta. Con il pallone tra le mani pone più di un interrogativo alla prima linea di difesa francese. E poi c’è Botes, il sudafricano adottato dalla Marca trevigiana che veste di qualità il debutto in maglia azzurra. Con il Benetton gioca dietro la mischia, in azzurro veste i panni dell’apertura. Ecco in Italia cosa vuol dire sinergia tecnica. Botes gioca una ventina di minuti ma mostra la stoffa già vista a Monigo. Soprattutto in attacco. Non può far nulla per cambiare il risultato sul tabellone. La Francia è già avanti. Magari i galletti non sono di un altro pianeta ma sono squadra di sostanza e candidata al ruolo di favorita in condominio con il Galles. Piace l’Italia quando muove il pallone, cerca di fare la differenza nell’uno contro uno e nella trasformazione del gioco per linee esterne. Più fortuna e qualche distrazione in meno avrebbero dato al passivo dimensioni più contenute. Ma siamo solo all’inizio ed in prospettiva la sfida mostra che il materiale e le idee sulle quali sta lavorando Brunel sono di assoluta qualità. Può contare su una terza linea che non ha sfigurato davanti a Dusautoir, Bonnaire e a un sontuoso Picamoles. Sa che l’equilibrio che predica dentro e fuori dal campo può portarlo lontano e che non ci vorrà molto per far uscire questa squadra dal guscio. Al di là del risultato lo Stade de France lascia soprattutto questa sensazione. Tra una settimana la verifica, contro l’Inghilterra che nella sfida d’esordio va a battere a domicilio la Scozia (6-13) mostrando la mentalità vincente che le è propria nella tradizionale sfida per la Calcutta Cup. All’Olimpico si sfiorerà il tutto esaurito, l’ideale cornice per un altro passo in avanti nel gioco e magari chissà anche nella storia.
