La chiave di tutto forse sta nella chiosa finale di Gonzalo Quesada: “Non siamo supereroi. Ma crediamo nel nostro lavoro e siamo felici della percezione che stiamo avendo verso l’esterno: iniziamo ad avere rispetto da parte delle altre squadre”.
Così in conferenza stampa, al termine di una giornata che entra nel portafoglio. Sì perchè con le Olimpiadi alla porta e la febbre “da Cortina”, sui giornali la maiuscola prova dell’Italrugby è roba da mini ritaglio di giornale. Le letture sono contrastanti e forse questo dovrebbe far riflettere sulla stessa conoscenza del gioco da parte dei cosiddetti addetti ai lavori e allora maglio affidarci alle parole del fattore Q. “Io sono consapevole di chi avevamo di fronte e della loro situazione, per questo devo dare a questa prestazione il valore che merita – si legge nel resoconto della Fir– Non siamo ancora in grado di fare zero errori in una partita ma sono comunque orgoglioso di ciò che hanno fatto i ragazzi. Andiamo via con un punto bonus meritatissimo, il pareggio era alla nostra portata: il rimbalzo in mezzo ai pali e la meta annullata sono episodi che non ci hanno premiato.
Michele Lamaro: “La differenza con il passato sta tutta nel riuscire a competere anche quando non performiamo al 100%. Non è una cosa che si riesce a fare sempre: come la settimana scorsa, anche oggi non abbiamo disputato una partita perfetta. Ma abbiamo giocato bene, mettendo in campo tutto quello che avevamo, sfruttando le occasioni e mettendo pressione all’Irlanda. Questo fa sì che la nostra prestazione sia tra le più belle”. In poche parole, la strada è quella giusta.
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Sei Nazioni 2026: A Dublino esce fuori l’orgoglio azzurro
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Sei Nazioni 2026: Irlanda-Italia 20-13
Sta stretta questa sconfitta a Dublino. L’Italia di Quesada ce l’avrebbe potuta fare. Finisce 20 a 13 per i padroni di casa, 3 mete a una, quella di Nicotera al termine di ottanta minuti coraggiosi. Alla fine paghiamo i dettagli: una moviola che punisce un passaggio fuorimisura di Menoncello, lo stesso centro azzurro che litiga con un pallone d’oro davanti alla meta della storia. L’Irlanda non brilla ma è concreta. Non è una onorevole sconfitta, quelle fanno parte del passato. Questa fa maledettamente girare le scatole perché gli azzurri sono davvero andati vicino ad una vittoria storica. E non sarebbe stato un miracolo. Non è un miracolo neanche la mischia azzurra. Oggi il pacchetto azzurro vale le prime nazionali del mondo, e contro Scozia e Irlanda si è visto di gran lunga. Poi la difesa, impermeabile e perfetta anche sul piano della disciplina. Chiudiamo ogni spiraglio, non si passa a meno di non pagare dazio. Quesada, va detto sta facendo un lavoro pazzesco. Ha riportato a casa quello che in una ventina d’anni c’eravamo persi un po’ per strada con la complicità diffusa di chi il risultato lo guardava solo da lontano. Oggi non è così ed è forse la prima volta che una sconfitta sta così stretta. Ci sono i dettagli che pesano, ma che lasciano il tempo che trovano perché quello che si è visto tra l’Olimpico di Roma e l’Aviva Stadium di Dublino è qualcosa che mette l’azzurro in una prospettiva diversa: l’Italia al pari delle grandi. Oggi con loro ce la giochiamo e già questo è un traguardo impensabile fino a sei mesi fa. Per questo gli applausi lungo Lansdowne Road sono meritati e ci riempiono d’orgoglio, al di là dell’occasione mancata. Forse vale più questa sconfitta che tanta altre vittorie del passato. Questa sconfitta parla di consapevolezza, di orgoglio di una famiglia che ha appena iniziato un pezzo di strada. Forse è la volta buona.
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Gente per Dublino
La sfida di Dublino, senza avere nulla da perdere. Con l’Irlanda maltrattata dalla Francia, gli azzurri di Gonzalo Quesada scendono in campo con la testa libera. E poco importa se nel gruppo non ci sarà Nacho Brex, Al suo posto toccherà a Marin fare coppia con Tommaso Menoncello con Pani schierato ad estremo. Il cambio è alla pari o quasi, mettiamo fisico sulla cerniera dei centri in una squadra che comunque cambia al minimo per affrontare i verdi di Farrell. Giocare a Lansdowne Road non sarò facile. C’è voglia di riscatto anche perchè non si può tanto credere alle amnesie irlandesi in terra di Francia. Quei 50 minuti di monologo transalpino hanno fatto male. D’accordo le assenze, tante nella prima giornata, d’accordo la maiuscola prova dei ragazzi di Galthiè ma l’Irlanda ha un’altra forma rispetto a quella di una settimana fa. Farrell ne cambia sette: confermata la coppia di centri McCloskey-Ringrose, torna Lowe e dall’altra parte lancia Baloucoune, ala di Ulster (8 mete all’attivo in questa stagione). L’Italia deve aspettarsi un’Irlanda furiosa davanti, con Doris, Conan e Izuchukwu chiamati a rallentare i possessi azzurri su ogni punto d’incontro.
Le formazioni
Irlanda: 15 Jamie Osborne; 14 Robert Baloucoune, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 James Lowe; 10 Sam Prendergast, 9 Craig Casey; 8 Jack Conan, 7 Caelan Doris (C), 6 Cormac Izuchukwu; 5 James Ryan, 4 Joe McCarthy; 3 Thomas Clarkson, 2 Dan Sheehan, 1 Jeremy Loughman.
A disposizione: 16 Rónan Kelleher, 17 Tom O’Toole, 18 Tadhg Furlong, 19 Edwin Edogbo, 20 Tadhg Beirne, 21 Nick Timoney, 22 Jamison Gibson-Park, 23 Jack Crowley
Italia: 15 Lorenzo Pani; 14 Louis Lynagh, 13 Tommaso Menoncello, 12 Leonardo Marin, 11 Monty Ioane; 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco; 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C); 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone; 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti.
A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 David Odiase, 22 Alessandro Garbisi, 23 Paolo Odogwu -

Quesada, la vista sull’Italia del futuro
A ben riflettere Gonzalo Quesada ora non ha niente da perdere. La vittoria dell’Italia con la Scozia lo mette nelle migliori condizioni per scommettere sul suo futuro. Il suo contratto scadrà dopo il mondiale australiano. Quella sarà la prima tappa e insieme anche il traguardo finale. I rinnovi non fanno parte della storia della guida tecnica azzurra. Ogni quattro anni un nuovo giro di giostra. Quesada ha chiesto di ritoccare lo staff. Ha chiesto un allenatore della rimessa laterale e l’identikit di Sergio Parisse è quello che più si avvicina anche per il favore che incontra da parte della presidenza federale. Il nome fatto dal fattore Q. era un altro ma con il realismo che è proprio del coach argentino l’ipotesi dell’ex capitano azzurro oggi sembra piena di sostanza. Non sarà – a quanto sembra – una staffetta. Quesada sa che con i risultati arrivati fino ad ora il bis potrebbe essere messo sul tavolo. E se non dovesse essere così le offerte comunque non mancheranno. Sarà la Fir a dover programmare sin d’ora il futuro. E non dovrà perdere troppo tempo a farlo. Ricordate Berbizier? Se si decidesse a mettere la firma su un rinnovo, il tempo per farlo non sarà una variabile indipendente. I fari sul coach sono già accesi da tempo. Il futuro va progettato. E le linee dell’azzurro del futuro vanno tracciate subito.
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Sei Nazioni 2026: la grande bellezza di un’Italia che vince
Ce ne sono state tante di vittorie azzurre. Quella di Dublino nel 1997, o Grenoble nello stesso anno, oppure ancora quella del 2000 al Flaminio contro la Scozia. E per ai tempi più recenti basterebbe ricordare il Sudafrica a Firenze, l’Australia a Padova o quella di Udine ancora con i wallabies. Ma quella dell’Olimpico contro la Scozia ha un altro sapore. E’ una vittoria consapevole, di una squadra capace di imporsi sul momento, di vincere con il cuore e con la testa, di analizzare lucidamente la situazione e fare di conseguenza. E’ stata una grande Italia. E non per quel finale in cui non sono bastate 28 fasi agli scozzesi per mettere il naso avanti. L’abbraccio mortale di Niccolò Cannone che fa arenare le ultime speranze degli highlanders dice tutto ma non basta a spiegare la superiorità di testa e carattere mostrata dagli azzurri. Le mete di Louis Lynagh e Menoncello non sono un caso. Sono costruite dal primo all’ultimo frame: il grabber di Brex per la bionda ala italo-australiana è un dejavu delle soluzioni d’attacco di Quesada. La fuga lungo l’out di Tommy l’ariete nasce da un “kick and chase” costruito da Lynagh, ricucito da Alessandro Fusco e rilanciato da capitan Lamaro. Recupero e riutilizzazione diceva nel 1997 uno come Georges Coste. Come dire il rugby non è cambiato ma l’Italia sì. Il modello di Quesada oggi è il modello Italia. E’ un rugby di difesa, di proposta e di testa. Va dato ampio merito al coach argentino per la crescita della squadra. Il lavoro si vede e i risultati anche. Tra una settimana ce la vedremo a Dublino con l’Irlanda già umiliata a Parigi da una Francia che sembra fuori portata. Poi c’è l’Inghilterra che ci troveremo in casa tra un mesetto. Se il buongiorno si vede dal mattino…
