Dopo 27 anni il Sei Nazioni dimostra di godere di ottima salute. L’edizione 2026 è stata forse la più bella, non tanto perchè decisa in pieno recupero. A spezzare l’equilibrio ci ha pensato il calcio di Ramos, al termine di 80 tiratissimi minuti in cui l’Inghilterra ha mostrato di valere tanto. E’ stato un torneo senza Grande Slam, senza una squadra capace di battere tutte le altre in un equilibrio senza punti fermi. L’Italia che batte la Scozia, la Francia che batte l’Irlanda, la Scozia che perde con gli azzurri ma demolisce la Francia. Chiedere di più è obiettivamente troppo. E anche il Galles che pur in crisi mette alle corde l’Irlanda e poi allontana dalla bacheca il cucchiaio di legno battendo la squadra di Quesada. Un torneo magnifico, capace di esaltare e dare una dimensione al rugby moderno e ai suoi protagonisti. L’Italia finisce al quarto posto, davanti all’Inghilterra. Chi l’avrebbe detto solo qualche anno fa? Un risultato giù raggiunto nel 2013 quando battemmo la Francia e l’Irlanda ma poco importa. Gli azzurri hanno mostrato per la prima volta di essere squadra. Va dato atto a Quesada di aver costruito una base solida in cui il gioco, la testa e il cuore contano più degli episodi. Due anni fa abbiamo chiuso sempre sotto la sua guida con due vittorie (Scozia e Galles) e un pareggio in Francia. Mai la scelta di un tecnico (era stato scelto sotto la presidenza Innocenti) ha ripagato tanto in termini di risultati e a questo punto anche la scelta del domani non può prescindere dall’auspicio di altri 4 anni. Come tanti indiani sono caduti altrettanti tabù e abbiamo cominciato a scoprire che anche l’italiano va di moda. Gente come Menoncello, Zuliani, Marin, i Cannone brothers sono volti entrati nell’immaginario del rugby europeo alla stessa stregua di stars come Bielle-Biarray, Van Poortvliet o il biondo Pollock. Magari ci si sbaglia ma con un mondiale che in Australia mette ancora il Sudafrica come favorita per un tris, magari un’europea potrebbe dire anche la sua.
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Sei Nazioni 2026: Galles-Italia 31-17
Ci avevamo creduto tutti. L’edizione dei record è rimandata. L’Italia si ferma a 2 vittorie e un pari, e il tris rimandato ha tanto il sapore di un’occasione persa. Sì perché dopo la vittoria con l’Inghilterra e con un Galles alle corde, l’idea era materializzata su un vassoio d’argento. Davanti al principe di Galles i dragoni hanno vinto con merito ma noi abbiamo regalato tanto. Gli azzurri sono apparsi spenti, incapaci di dare un senso alla loro partita come avevano fatto contro gli inglesi solo una settimana fa. La stanchezza c’entra ma non può essere l’unico alibi. Si sapeva che i “reds” di Tandy avevano mostrato di essere in crescita ma nessuno dopo l’Inghilterra poteva immaginare di ritrovare la vecchia faccia dell’Italia. E invece Cardiff ce la restituisce e forse ci fa pure bene per capire che nel rugby non si può mai dare nulla per acquisito. Forse da Cardiff la lezione è proprio questa. Ai gallesi basta un tempo per decidere la sfida. Wainwright passa tra Nicotera e Niccolò Cannone, poi per ben due volte da rimessa laterale i gallesi passano ancora con il n. 8 e con Dewi Lake nel più classico dei carrettini. Regaliamo tanto: possesso, placcaggi mancati, occasioni. In apertura di ripresa la meta di Dan Edwards trasforma il Principality in una scalata impossibile. L’”ignoranza” di Di Bartolomeo muove il punteggio. Ma anche con l’uomo in più non riusciamo a passare. Ce lo impedisce Josh Adams su Menoncello e più in generale una difesa motivata e ordinata da parte dei padroni di casa. Gli occhi della tigre visti all’Olimpico sono spenti. Quelli di Ioane persi nel vuoto quando la moviola gli annulla una meta. Stesso destino giocato sui fotogrammi in un’altra occasione con Leonardo Marin. Alla fine segna Allan, poi sul finale Garbisi, troppo tardi però per rimediare. Peccato perché rispetto alla storia scritta all’Olimpico, quella di Cardiff è una favola senza capo nè coda. Restano le immagini di un torneo che è tornato a entusiasmare gli italiani. Quattro sfide coraggiose e l’ultima buttata un po’ alle ortiche che diventa il boccone amaro da mandare giù. La doccia gallese riporta gli azzurri con i piedi per terra. E forse è un bene per dare un senso alla strada verso il mondiale. In estate ce la vedremo con All Blacks, Australia e Giappone. Per Quesada saranno prove tecniche di crescita. Tenendo però bene a mente che certe distrazioni sono fatali.
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Col Galles per chiudere alla grande
L’ovale è rovesciato. Una volta eravamo noi a collezionare sconfitte in serie. Sedici di fila dall’ottobre del 2019 al novembre 2021. Ora la cenerentola è il Galles che negli ultimi due anni ha vinto solo due partite con il Giappone e nel Sei Nazioni non vince dal marzo 2023 (15 sconfitte) con il cucchiaio di legno messo in credenza nelle ultime due edizioni. Nel ranking siamo avanti di due posizioni e tocca a Ora tocca all’Italia misurarsi con l’alito sfiatato dei dragoni. Da un lato gli azzurri reduci dal trionfo con l’Inghilterra, dall’altro un Galles che mostra timidi segnali di rinascita ma deve fare i conti con una situazione molto complicata. Club che falliscono e chiudono da un lato e una Nazionale che dopo la vittoria di 5 anni fa oggi si è come eclissato. Al Principality non sarà facile per gli azzurri. A pesare ci sono soprattutto gli infortuni (su tutti Ferrari) ma c’è anche la crescita di un gruppo che cerca la terza vittoria per mettere la firma sul miglior 6 Nazioni di sempre. Fino ad ora, l’Italia il suo torneo delle meraviglie lo ha fatto anche facendo i conti con gli assenti. E di questo va dato atto a Quesada e al suo gruppo. Sebastian Negri, Ross Vintcent e l’apparizione di Capuozzo a Lille solo contro la Francia sono i convitati di pietra di due vittorie che regalano l’immagine di una squadra che scopre
anche una sua profondità. Di fatto è quello che manca al Galles disperato. Non ce l’Italia non abbia i suoi problemi. Club in affanno e società che decidono di chiudere con il professionismo le abbiamo anche noi. Anche per questo il momento d’oro della squadra azzurra può essere il traino ideale per la rinascita. 30 milioni sui social dopo la vittoria sugli inglesi parlano di una storia d’amore tra gli italiani e la mischia che non si è mai spenta. Per questo la partita di Cardiff non è come le altre. I bookmakers per la prima volta danno l’Italia favorita. Eppure il coraggio mostrato dai dragoni contro l’Irlanda dice che i padroni di casa venderanno cara la pelle. Quesada mette in campo Hasa per sostituire Ferrari e Federico Ruzza in seconda linea. “Il passato non conta niente – dice il cittì – Contro l’Inghilterra eravamo degli underdog. Ora vogliamo chiudere il torneo come si deve”. -

Meno di quanto pensiamo
“Lo sapete che oggi le prendete dal’Italia?” Così Diego Dominguez appena incrocia gli occhi del baronetto Jonny Wilkinson, anche lui all’Olimpico per la sfida che ha scritto la storia del rugby italiano. Da un lato, l’inglese che nel 2003 ha regalato un mondiale al XV della Rosa, dall’altro il diez del rugby azzurro, protagonista dell’Italia degli anni 90 che a suon di punti ha sfondato la porta del grande rugby. E’ stato lui la sera prima a parlare ai giocatori che sarebbero entrati in campo all’Olimpico. “Stavo a Milano e mi arriva una telefonata di Gonzalo: senti è da un po’ che ce l’ho in testa, verresti a consegnare le maglie? Puoi immaginare la pressione. Ce la metto tutta. Treno, tutto pieno. Cambio posto ad ogni stazione. 7.20 Termini, 7.30 albergo per incontrare la squadra. E’ stato un privilegio.
Che hai detto?
Non ho parlato di tecnica, non ce ne era bisogno. Ai ragazzi ho detto di quali sono le risorse positive che questo sport ci dà per vincere. La motivazione e il modo di trovarla dentro di loro. Questo gli ho detto. Oggi è una bella giornata per fare festa.
Dominguez di finali e partite decisive ne ha giocate tante. E questa contro l’Inghilterra è una prima volta…
Testa e cuore la ricetta è quella. La tecnica l’abbiamo tutti. Il cuore e la testa non sempre. La chiave è lì. Puoi anche vincere per per fortuna, magari solo perchè quel giorno ti gira bene. Ma contro l’Inghilterra non è andata così. Chi se ne frega dei problemi dell’Inghilterra. L’Italia ha vinto perchè ci ha messo testa e cuore. Ha fatto gruppo. Ed è giusto così.
Un gruppo che ha il marchio di un allenatore che cura anche la testa. L’asado con Castrogiovanni, l’affetto che è riuscito a conquistare. La chiave è anche lì, non solo nel talento.
Dal suo arrivo la differenza si è vista subito. C’è stata una continua crescita, fisica e mentale. Per ottanta minuti la squadra è stata sul pezzo, punto a punto, momento per momento. Ci devi credere. E guarda che la partita con gli inglesi non è stata perfetta. Ma l’Italia ha avuto il merito di esserci in ogni momento. E alla fine gli avversari non ne avevano più. La panchina è stata una chiave della vittoria.
Quanto è figlia del passato questa vittoria storica?
E’ un percorso, una continuità con il passato che è lontano ma esprime gli stessi valori. E ci dice una sola cosa. Che magari potremmo anche pensare di vincerlo il Sei Nazioni…
Quando?
Prima di quanto pensiamo. Te lo fanno capire questi ragazzi capaci di lottare per 80 minuti a ritmi impossibili giocando partite di una durezza fisica incredibile.
Da 10 quando pensi a Paolo Garbisi cosa ti viene in mente?
Ha giocato una gran bella partita. Sta crescendo molto. E poi quel placcaggio “salvavita”, tremendo… vale una meta -

Sei Nazioni 2026: Italia-Inghilterra 23-18
La storia si fa con due mete di Menoncello e Marin per regalare la prima vittoria contro l’Inghilterra. All’Olimpico dopo la Scozia arriva il bis. 80 minuti per cuori forti con gli azzurri che a dispetto delle due mete generose concesse ai bianchi di Steve Bortwick hanno avuto il merito di non mollare mai. Le due zampate sono solo la conseguenza di una giornata coraggiosa da raccontare ai nipotini. In difesa, in mischia, sui raggruppamenti l’Italia magari non sarà stata perfetta ma di sicuro è stata implacabile. E c’è un nome che spicca nella prima vittoria azzurra contro chi il rugby lo ha inventato. Si chiama Gonzalo Quesada. Al cittì azzurro va riconosciuto di aver creduto nel suo gruppo. Due vittorie in questo Sei Nazioni, con la Scozia e l’Inghilterra. Sperando di regalare il tris sabato prossimo a Cardiff contro il Galles.

