Se ho cominciato a radiografare il rugby credo che una buona parte di “colpa” sia sua. Luciano Ravagnani è stato però qualcosa di più di un esempio. Mi verrebbe da definirlo un modello, un archetipo. Perchè in fondo se il rugby italiano è cresciuto negli anni è anche merito suo, delle sue analisi, delle sue provocazioni. Siamo tutti suoi figli, o almeno io mi sento così. Figli di un modo di raccontare il rugby che oggi è andato un po’ perduto man mano che il rugby è lievitato tra chili, impatti e personaggi. Lui no, quel modo di leggere l’ovale non l’ha mai rinnegato. Sul Gazzettino andavi a leggere il suo colonnino, divoravi la cronaca della partita della Nazionale o del derby tra Rovigo e Petrarca, lui che i petrarchini vedevano con qualche malcelata diffidenza solo perchè era polesano di Costa di Rovigo. Con quei pezzi siamo cresciuti a pane e rugby. L’analisi della partita dettava una linea e insegnava un metodo. Conquista e utilizzazione, per fare a fette il racconto di una partita, roba utile anche oggi ma su coordinate diverse a ben pensare. La lettura che oggi fanno gli statistici nel coaching box, davanti ai computer, lui la faceva in tribuna stampa con il suo taccuino: PAB che voleva dire punizione per gli All Blacks, tre lettere per fermare il tempo, il resto era nella sua testa. E alla fine il pezzo veniva giù liscio, come una premessa e la sua conseguenza naturale. Oggi le statistiche arrivano via mail, il racconto è un insieme di episodi scollegati, un elenco telefonico o un verbale. Con Luciano Ravagnani la partita era una spiegazione, una storia di una guerra su un campo verde. I mondiali, i tour degli azzurri in giro per il mondo, lui c’era. Ha raccontato l’adolescenza di un rugby oggi diventato grande. I suoi libri, gli annuari di Tuttorugby sulle cui tracce è iniziata anche l’avventura del sottoscritto e di Francesco Volpe. Gli dobbiamo molto e oggi ci manca. Manca a me e soprattutto al rugby. Ciao Maestro.
Categoria: Rugby
Commenti su rugby e dintorni
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Rassegna stampa: Le tentazioni di Parisse e della Fir
I contatti sono avviati da qualche tempo, almeno secondo quanto riporta Midi Olympique. I transalpini questa volta sono i dirigenti italiani che da qualche settimana si sono fatti più insistenti per tentare di convincere Sergio Parisse a passare il confine, tornare in Italia e unirsi allo staff della Nazionale. Vedono in lui una risorsa fondamentale per preparare la squadra in vista dei prossimi impegni internazionali. Parisse per ora è a Tolone dove è arrivato nel 2019. Dopo il mondiale si è messo al servizio di Pierre Mignoni come allenatore specializzandosi nella touche. La Fir non l'ha mai perso di mira. Lo aveva già sondato per un ruolo con i giovani e lo staff ma il capitano aveva preferito prendere tempo e si era limitato ad un pesante endorsment elettorale per il presidente Andrea Duodo in piena campagna elettorale. Roma insiste di nuovo: Secondo Midol Quesada vorrebbe Parisse nel suo staff. Secondo il giornale, la Nazionale è tornata alla carica nelle ultime settimane. Quesada desidera rafforzare il suo staff con profili in grado di portare un'esperienza diretta e riconosciuta. Parisse soddisfa tutti i requisiti. Le 142 presenze in nazionale e la sua esperienza internazionale ne fanno un punto di riferimento assoluto al di là delle Alpi. Dalla parte italiana, l'ottimismo è d'obbligo: la federazione spera che sia giunto il momento per Parisse di dire di sì. Il dossier è ancora in progress e c’è anche un precedente quelle che riguarda Andrea Masi, contattato dai dirigenti italiani all’inizio di quest’anno ma l’ex centro azzurro ha infine scelto di rimanere e ha prolungato il suo contratto fino al 2027. -

Il mondiale del fattore Q.

Gonzalo Quesada, CT della Nazionale italiana, alla presentazione del Sei Nazioni di rugby al Colosseo “Sarà sicuramente un girone sfidante per noi – ha dichiarato Gonzalo Quesada dopo la conclusione del sorteggio – e contro tre avversari molto fisici non ci sono conti da fare. Saranno tre battaglie per noi, con la Georgia come sappiamo ma anche con la Romania, una nazionale con una lunga storia di incontri con l’Italia. Tre avversarie davvero fisiche e non possiamo dire che ci sia capitata una situazione molto facile: faremo il massimo in ogni incontro. E neanche noi saremo una squadra facile da battere”
“Dobbiamo essere consapevoli che la Georgia ha avuto negli ultimi anni solo un paio di posizioni di differenza da noi. Oggi i Lelos sono una grande realtà del rugby, è un fattore. Dovremo preparare una sfida con una squadra di livello simile al nostro e che cerca di rallentarci, di non lasciare esprimere le nostre qualità”.
“Secondo me sarà davvero importante l’ordine di queste partite. Ho in mente quello che sarebbe il mio ordine ideale, ma al momento tengo per me questa osservazione” ha concluso il CT della Nazionale Maschile.
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Mondiali, pronti all’imbarco

La festa italiana dopo la vittoria a Udine contro l’Australia nelle 2025 Quilter Nations Series (Photo by Giuseppe Fama / Inpho) Il dato più confortante è che dal mese di novembre escono due vittorie. Ci serviranno per restare in seconda fascia e nel sorteggio del mondiale entrare in un girone con una Tier 1 e altre due squadre alla portata. In una coppa del mondo c’è poco da scherzare. Passano le prime due dei 6 gironi più le 4 migliori terze. Come dire che agli ottavi di finale l’Italia dovrebbe entrare. Dall’urna usciranno le avversarie. Occhio quindi a terza e quarta fascia. L’Australia battuta a Udine è già nel girone A come Paese organizzatore. E’ in seconda fascia. Gli avversari di prima fascia dell’Italia saranno scelti tra Sudafrica, Nuova Zelanda, Inghilterra, Irlanda, Francia o Argentina. Una di queste sarà la testa di serie del nostro girone. Non incontreremo Australia, Scozia, Fiji, Galles e Giappone ma sarà in terza fascia che ci giocheremo le nostre chance mondiali. La scelta sarà tra una di queste: Georgia, Uruguay, Spagna, Stati Uniti, Cile e Tonga. E in quarta fascia abbiamo anche Samoa, Portogallo, Romania, Hong Kong, Zimbabwe e Canada. Il pericolo di terza fascia si chiama essenzialmente Georgia o anche l’Uruguay di Rodolfo Ambrosio. Il resto non dovrebbe rappresentare un problema. Ma anche in quarta fascia l’insidia Samoa o anche il Portogallo potrebbero complicarci la vita. La partita con il Cile di Genova ci ha fatto capire quanto dipenda dalla prova azzurra l’esito di certe sfide che rischiano di essere prese sottogamba. Gli altri non faranno sconti. Arriveranno tutte con il coltello tra i denti pronte a regalare i classici “upset” da mondiale. Ricordate il Portogallo? A Sydney mercoledì 3 dicembre alle 9 ora italiana si alza il sipario. Poi inizia la corsa.


