Categoria: Rugby

Commenti su rugby e dintorni

  • Sei Nazioni, l’occasione buona col piede sbagliato

    Il Sei Nazioni rimette in campo la Nazionale dopo la parentesi dei test di novembre. Siamo sui binari voluti da Brunel. Nella testa del commissario tecnico finalmente c’è il percorso da seguire per arrivare puntuali all’appuntamento con il mondiale 2015. Ci ha messo un anno Jacques per trovare la quadra. C’è l’ipotesi e c’è la verifica sul campo. Una squadra che si prende il lusso di far paura all’Australia e che se proprio vuole recriminare qualcosa, lo può fare solo pensando alla netta sconfitta contro la Nuova Zelanda. Una squadra che ha ritrovato il gusto nella trasformazione del gioco per linee esterne, con Luciano Orquera che con quella faccia un po’ da indio ha se non altro ritrovato il gusto di alzare la linea dell’attacco non trascurando un’efficacia bella a vedersi in fase difensiva. In più c’è il nostro bagaglio da sempre: quell’essere “underdogs” che ci rende pericolosissimi per tutti in fase di rottura. Placcaggio e riutilizzazione, vecchi concetti che ci ributtano indietro ai tempi della Nazionale di Coste. Sono le condizioni migliori per diventare l’arma impropria del torneo.  Ma come sempre capita bisogna fare i conti anche con la politica. Perché tra i convocati di Brunel c’è un’assenza, una pedina importante come quella di Luca Morisi. E’ probabilmente il giocatore migliore che il rugby italiano possa vantare in prospettiva. Ma Treviso non gioca. Brunel allora ha deciso di non chiamarlo neanche in azzurro visto che non può valutare il suo grado di condizione. Può l’Italia permettersi di rinunciare così facilmente ai migliori talenti? E può il Benetton arrogarsi il diritto di non schierare uno come lui rallentandone la maturazione come atleta? Dopo le elezioni del presidente federale Alfredo Gavazzi ha riallacciato i contatti con Amerino Zatta e il Treviso. E questo poteva essere uno degli argomenti da mettere sul tavolo proprio in ragione della superiore importanza della nazionale azzurra. Eppure il commissario tecnico azzurro alla vigilia della sfida con la Francia, che aprirà il prossimo Sei Nazioni,  di Morisi dovrà farne a meno. Ce lo possiamo permettere? Come al solito il buon senso nel Rugby italiano non ha cittadinanza.

  • In e-book tutti gli annuari

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  • Una vita da mediano

    Non è strano perchè in fondo ci siamo abituati. Ma proprio nel momento in cui la Nazionale italiana di rugby si prepara ad affrontare una nuova edizione del Sei Nazioni, con la prospettiva di non partir battuta in partenza dopo quanto di buono fatto vedere durante i test di novembre, il gruppo azzurro torna di moda con tutto quello che il rugby porta nel suo bagaglio. Ecco un servizio preparato per la trasmissione di Radio 1 Sportlandia.

     

  • Forza “Mariolò”

    Nel rugby, nessuno rimane indietro. Si avanza insieme, come nella vita. Per questo dispiace sapere della storia di Mariolò, l’eterno custode del campo di Centi Colella a L’Aquila. Per questo ho avuto una stretta al cuore quando ho saputo della sua storia. Sta male Mariolò, ricoverato alla residenza sanitaria assistita di Montereale, malato di cancro, con la paura del terremoto che non lo ha mai abbandonato. Ad abbandonarlo è stato invece il mondo rugbystico aquilano. In pochi gli sono stati vicini, in pochissimi tra quelli che si andavano a fare la doccia a Centi Colella combattendo con i suoi immancabili cani. Mariolò è stato un simbolo dell’Aquila rugby, così come lo è stato Dino Cecchini, più conosciuto in Sudafrica che per le vie del centro storico dell’Aquila. Ma la memoria corta dell’Aquila rugby diventa proverbiale quando si tratta di ricordare pezzi della sua storia. Ora è inchiodato al letto, attaccato ad una flebo, con un filo di voce che chiede aiuto, sostegno. Lo stesso che ti dava senza chiederti nulla quando ti andavi ad allenare a Centi Colella fuori orario. Resta un amico del rugby, tra i tanti che dal rugby hanno avuto tutto e che oggi si scordano chi era Mariolò.

  • Hit the road, Jacques

    C’è da essere soddisfatti. Mi ero ripromesso di sospendere il giudizio sulla banda Brunel, almeno fino ai test di novembre, ma ora i conti tornano. Soprattutto dopo la partita contro l’Australia. Parlando con i consiglieri federali, qualche malumore non era mancato. Te lo riportavano i tecnici, alle prese con un necessario riposizionamento dopo il cambio della guardia tra Dondi e Gavazzi. Anche loro su Brunel avevano sospeso il giudizio, ma l’esercizio della critica sul cittì transalpino era pane quotidiano anche dentro la stanza dei bottoni della Fir.

    La partita conto l’Australia, l’ora di gioco contro gli All Blacks e la vittoria con Tonga hanno costretto molti a rivedere il giudizio. Brunel sta lavorando bene. Sta facendo credere un gruppo nei propri mezzi, senza aver paura di rischiare. Ci ha messo la faccia. Oggi l’Italia ha un gioco più equilibrato, che punta alla difesa ma che ad un tempo non ha paura di attaccare. Si è sbloccato il meccanismo che ci portiamo dietro almeno dai tempi di Mallett. Non più una squadra che se va bene colpisce solo sulle situazioni di rottura, una squadra finalmente che sa costruire. Ha convinto Orquera a giocare piatto sulla linea. Ha trovato in Francesco Minto  una seconda linea con un cuore grande così. Torna a coniugare l’idea del pallone di recupero e delle occasioni che può far fruttare.

    Dite la verità, da quando non si vedeva un gioco così interessante in maglia azzurra. I test 2012 hanno sdoganato Jacques, le vittorie con la Scozia, il Canada, gli States e Tonga, quattro in un anno. In più l’Australia e perché no, anche l’occasione persa all’Olimpico contro l’Inghilterra. E’ come se oggi l’Italia tocca con mano la consapevolezza di stare tra le grandi. Non è roba da poco, aspettando il Sei Nazioni e altri exploit. Per la prima volta, una missione possibile.