Nel rugby, nessuno rimane indietro. Si avanza insieme, come nella vita. Per questo dispiace sapere della storia di Mariolò, l’eterno custode del campo di Centi Colella a L’Aquila. Per questo ho avuto una stretta al cuore quando ho saputo della sua storia. Sta male Mariolò, ricoverato alla residenza sanitaria assistita di Montereale, malato di cancro, con la paura del terremoto che non lo ha mai abbandonato. Ad abbandonarlo è stato invece il mondo rugbystico aquilano. In pochi gli sono stati vicini, in pochissimi tra quelli che si andavano a fare la doccia a Centi Colella combattendo con i suoi immancabili cani. Mariolò è stato un simbolo dell’Aquila rugby, così come lo è stato Dino Cecchini, più conosciuto in Sudafrica che per le vie del centro storico dell’Aquila. Ma la memoria corta dell’Aquila rugby diventa proverbiale quando si tratta di ricordare pezzi della sua storia. Ora è inchiodato al letto, attaccato ad una flebo, con un filo di voce che chiede aiuto, sostegno. Lo stesso che ti dava senza chiederti nulla quando ti andavi ad allenare a Centi Colella fuori orario. Resta un amico del rugby, tra i tanti che dal rugby hanno avuto tutto e che oggi si scordano chi era Mariolò.
