Capitani coraggiosi

C’è un’immagine che più di tutte mi ha colpito in questo mondiale. Quella del capitano dei wallabies James Horwill. Era a rischio dopo la botta alla spalla subita nel match contro l’Irlanda. Robbie Deans aveva già deciso per dare le insegne a Genia. Poi, una volta passata la paura e ottenuto il via libera per giocare, il capitano scende in campo lo stesso. Lo fa nel ruolo di waterman, portatore d’acqua. Si arma di radio per parlare con Deans, Nucifora e Patricio Noriega e diventa l’ufficiale di collegamento tra la squadra e lo staff. Non risparmia consigli, gestisce tatticamente la partita con un secchio e una spugna in mano. Meraviglioso. Quando si dice: leading by example. Capitani appunto, come Paul O’Connell che pur non rivestendo il grado vista l’ingombrante presenza di Brian O’Driscoll, si conferma un monumento nel mood che la mischia irlandese suona contro l’Australia. Sa bene Declan Kidney che la sfida del pacchetto contro gli azzurri sarà determinante, ma sa altrettanto bene che senza la colonna di Munster, la sua Irlanda sarebbe posa cosa. Si permetterà il lusso di fare a meno di O’Connell contro la Russia. Cosa che l’Italia farà in parte, cominciando a pensare alla squadra di Dunedin già negli ottanta minuti contro gli Stati Uniti.