Brunel, addio e rimpianti

Mi devono spiegare quello che sta succedendo in Federazione italiana rugby. Gli errori sembrano essere sempre gli stessi e dal passato proprio non c’è verso di imparare. Da un lato c’è l’album di famiglia con le foto a fianco del trofeo Garibaldi e quelle dopo il trionfo dell’Olimpico contro l’Irlanda. Dall’altra le notizie: dopo Mallett e Berbizier, anche il commissario tecnico Jacques Brunel decide di lasciare e non rinnovare il suo contratto con la Fir. Con Gavazzi non si sono mai piaciuti. E’ una di quelle cose che si sanno ma non si dicono per il gusto del bon ton. In passato qualche muso lungo soprattutto visto il difficile rapporto tra la Fir e le franchigie. Arriviamo da dove eravamo partiti quando Nick Mallett lasciò la Federazione all’ultima curva prima della mondiale neozelandese, guidando la squadra azzurra alla Coppa ma con la testa già al suo futuro. Probabilmente capiterà la stessa cosa anche per Brunel: non si sa quale sarà il suo destino e soprattutto non si conosce quello che potrebbe essere il nome da destinare alla panchina azzurra. Senza trascurare la pista italiana che garantirebbe anche un risparmio sui conti del bilancio, i nomi non mancano. C’è quello di Wayne Smith che in Italia per il momento è venuto solo in vacanza e forse qualche alternativa francese, magari passata pure per Calvisano. Già Calvisano, il conflitto etico che già avevamo segnalato su questo blog è stato risolto – sembra – con un rapido passaggio dal notaio. Tuttavia resta in piedi almeno a giudicare dalle assegnazioni delle partite per la coppa del mondo under 20 in programma il prossimo anno. Con la scusa dell’Expo il San Michele ospiterà un bel pacchetto di partite. La Regione Lombardia è pronta a staccare un assegno per l’adeguamento dell’impianto in occasione di una manifestazione che al di là di chi alzerà la coppa avrà un altro vincitore. E poi la questione della sede della Fir. Adesso siamo passati ai bandi. Le offerte sono state pubblicate sui giornali con la tipologia del bene che la federazione intende acquistare. D’accordo che oggi vale la pena acquistare, ma per il rugby di casa nostra visto come vanno le cose, non sarebbe più logico investire sulla crescita dei giocatori?