A un minuto dalla fine, l’ultima meta di Brian Habana rovina la giornata. Contro il Sudafrica l’Italia esce a testa alta. Sconfitta (22-6) ma dopo una prova di coraggio costruita soprattutto sulla fase difensiva. La differenza la fanno ancora un paio di sbavature, ma dagli ottanta minuti dell’Euganeo esce un’Italia con il trucco a posto. Come contro l’Argentina, davanti agli Springboks Parisse e soci ci mettono la faccia. Conquista e carattere per una partita vissuta a suon di placcaggi. Haimona illumina il gioco con il piede non trascurando la possibilità di trasformare per linee esterne la fase offensiva. Sulla sua prova pesano i due errori sui piazzati. Due calci corti che avrebbero potuto mettere ancora più pepe sulla sfida. Ma la prova del maori d’Italia è più che convincente in una giornata che riporta gli Springboks sulla terra dopo la vittoria a Twickenham contro l’Inghilterra. Le gazzelle si salvano solo perché Meyer alla fine capisce che questa Italia non si può prendere alla leggere. Con l’ingresso delle prime firme, la partita ha la sua svolta. Willie Le Roux innesta le marce alte del Sudafrica e chiude la partita. Ma gli azzurri hanno il merito di giocare alla pari anche con le prime scelte, cosa da non sottovalutare. I timbri di Reinach e Oosthuizen non bastano per stare tranquilli. Si arriva all’ultimo chilometro attaccati nel punteggio. Sarebbe stato un altro piccolo muro abbattuto. Poi la freccia di Habana colpisce al cuore e sul tabellone un risultato forse troppo severo per la truppa di Parisse.
