Dell’anno che va a chiudersi, salviamo solo la vittoria con la Francia. Comunque la si metta resta il momento dell’anno, la prima vittoria nel Sei Nazioni contro i galletti, al Flaminio davanti al proprio pubblico e senza che nessuno possa sminuirne la portata. Roba da far sognare, nell’anno del mondiale appena concluso. Insomma un bel Sei Nazioni, con la vittoria sfiorata contro l’Irlanda, la brutta sconfitta contro l’Inghilterra e qualche occasione perduta contro Scozia e Galles. Tutto sommato ci sta. Le premesse erano queste in quello che sarebbe stato anche l’ultimo anno di Nick Mallett. Ma a conti fatti si continua a masticare ancora amaro, soprattutto per come è andato invece il mondiale in Nuova Zelanda. Ancora una volta le scelte del commissario tecnico hanno fatto e disfatto il resto. Tutto ruota ancora attorno al numero 10. E’ ancora lì il nervo scoperto del rugby azzurro. Mallett punta sull’australiano Kris Burton per il Sei Nazioni, batte la Francia ma poi cambia idea chiamando Luciano Orquera e Riccardo Bocchino per il lungo viaggio verso la Nuova Zelanda. Ancora oggi ci domandiamo il perché. E non per le prove di Orquera e Bocchino. Avrebbero avuto bisogno di più tempo e forse di più chiarezza su quello che veniva loro richiesto. E’ sembrato che la loro scelta sia stata lasciata alla deriva. Certo, non c’è la controprova ma è sotto gli occhi di tutti che il mondiale di settembre in Nuova Zelanda resta comunque l’ennesima occasione mancata. Per carità battere Stati Uniti e Russia rientra nelle possibilità degli azzurri che contro Australia e Irlanda confermano i limiti di una squadra a metà. Si sapeva. Una squadra che sa giocare di mischia ma che deve lavorare ancora molto per migliorare i sistemi difensivi e più in generale l’equilibrio tra attacco e difesa mettendo se possibile il talento al primo posto. Ecco allora il futuro, rappresentato dal nuovo commissario tecnico azzurro, al lavoro da poco più di un mese. Si chiama Jacques Brunel. E se non altro decide sin da subito di scommettere sui giovani. Va a vedere le partite, parla, scambia opinioni. Insomma vuole un rugby 2.0 il che è già qualcosa per un movimento che fino a ottobre è stato visto troppo a distanza dai responsabili tecnici federali.
Imprescindibile guardare ora alla linea verde. Ne è convinta anche la Federazione che potrebbe tirar fuori qualche iniziativa di grande spessore per dare un futuro al nostro alto livello. In ballo ci sono trattative con gli Auckland Blues per una partnership con la Fir a livello di accademie. Non costa molto e i ritorni potrebbero essere più che interessanti. Spetterà a Giancarlo Dondi decidere se ne vale la pena per chi cerca un futuro che sia il più possibile made in Italy. Qualcosa si vedrà a giugno quando l’Italia andrà in tournèe tra Argentina e Nordamerica, lì vedremo molti volti nuovi. Un processo per gradi che difficilmente permetterà a Brunel di fare a meno di gente come Andrea Masi, votato tra l’altro come miglior giocatore nell’ultima edizione del Sei Nazioni. Ecco come i senatori guardano a Brunel.
L’attacco dunque. Ma anche la testa. E’ lì che deve cambiare l’atteggiamento degli azzurri. A parte la Nazionale, l’altra immagine vincente è quella del Benetton Treviso che, al debutto in Celtic League, centra la bellezza di nove vittorie. Ma non ha vita facile. Questione di rapporti politici e dinamiche tecniche che potrebbero anche far rivedere un po’ tutta l’organizzazione interna del fronte italiano che sfida le squadre gallesi, scozzesi e irlandesi. Gli Aironi, pur avendo un’intelaiatura di tutto rispetto, non hanno le stesse potenzialità. Questione di manico con Franco Smith che costruisce un sistema e Rowan Phillips che ancora non ha tirato fuori tutto quello che ha nel cilindro. Il giudizio non cambia dopo la vittoria sotto l’albero ottenuta nel derby italiano. In Europa ci si consola con la doppia vittoria conquistata da Aironi e Treviso contro il Biarritz ma si resta alle solite quando si registrano le solite sconfitte della altre squadre italiane in Challenge Cup. In campionato il Petrarca che torna a cucirsi lo scudetto sul petto dopo aver battuto il Rovigo in finale. Con Prato, Calvisano e Rovigo a prenotarsi per un altro posto nel Play Off. Aspettando il Sei Nazioni, per la prima volta all’Olimpico di Roma per scoprire l’azzurro di Brunel.
