Benvenuto, Jacques

Ho conosciuto Jacques Brunel, il nuovo commissario tecnico azzurro. E al di là dei proclami che fanno tanto copertina mi è sembrato uno con i piedi stramaledettamente per terra. Più che altro sono stato colpito da una delle tante parole riportate sui giornali: equilibrio. Qualcosa che dalle parti nostre non siamo più tanto abituati a sentire. Il discorso che fa Brunel è semplice. Scordatemi che con la bacchetta magica riuscirò a darvi quel gioco d’attacco che né Berbizier, né Mallett sono riusciti a portare negli anni di lunga militanza azzurra. Va bene la difesa, va bene la mischia ma il rugby non è cosa che si compra a rate. Meglio allora guardare al problema nel suo insieme, guardare all’essenza del gioco, attacco e difesa, placcaggio recupero e riutilizzazione. Sembra di rivedere i vecchi appunti di Georges Coste e del piccolo Napoleone di Perpignan, Brunel ha più di qualche dettaglio in comune. Innanzitutto il carattere, duro che non lascia sconti. Poi guarda all’essenza del gioco, come dimostrano i suoi lavori sul riciclo del gioco. Quale sarà il compito che lo attende? Innanzitutto quello di rimettere a sistema il gioco azzurro. Andrà avanti con lo staff attuale almeno fino a tutto il prossimo Sei Nazioni, poi si vedrà. Ne parlerà con Dondi, con il quale ha intenzione di instaurare un dialogo pressoché continuo. Per ora se ne è andato in Francia con Gino Troiani, il manager azzurro. Parleranno con i club francesi, in prospettivo Sei Nazioni, il primo banco di prova del futuro azzurro.