Australia, sconfitta salutare

Meglio non poteva andare. L’Australia è un passo avanti a noi. Lo sapevamo e anche per questo non possiamo rammaricarci più di tanto per la sconfitta del North Harbour Stadium. Restano da dire un paio di cosette, tuttavia, prima di affrontare la Russia nel secondo test match del mondiale a Nelson. Sul piano dell’atteggiamento sul campo e della comprensione del gioco, l’Italia un passo in avanti lo ha fatto rispetto alle sfide dell’agosto scorso contro Giappone e Scozia. Il primo tempo contro i wallabies sta a dimostrarlo. Una squadra che difende, prova a costruire qualcosa sui palloni di recupero e a pizzicare le difese avversarie. Sul piano tattico invece è un’Italia che deve ancora fare tanta strada. Orquera e Riccardo Bocchino non sono ancora quallo che avremmo desiderato nel ruolo di mediano di apertura. Hanno i numeri, si faranno – forse – ma oggi non sono ancora pronti a prendere per mano la squadra e a farle fare ciò che è scritto sul piano di gioco. Esiste un limite, che è il solito, quello della coperta corta, o difendi oppure attacchi. E’ il nostro confine da un po’ di anni a questa parte, più in là non andiamo. Bene invece Barbieri, sontuoso nella prima parte di gara contro l’Australia. Già i wallabies. Si confermano con la Nuova Zelanda, la squadra più in forma del momento. Hanno qualità, gioco, inventiva e soprattutto condizione fisica. Contro Tonga, gli All Blacks sono stati all’altezza ma non sono andati più il là del compitino. Bene il Galles, che ha sfiorato l’impresa contro i campioni in carica del Sudafrica, bene l’Argentina sia pur sconfitta di misura dall’Inghilterra. In compenso un bel mondiale, più interessante di quello francese di quattro anni fa. Bentornato “running rugby”.