E’ un bel mondiale. Vuoi per il cambio di regole rispetto a Francia 2007, vuoi per l’atmosfera che si respira agli antipodi. Nessuna sindrome da perfezionista, si guarda alla sostanza delle cose, all’essenza del rugby. C’è qualcosa che va storto? Poco importa, un sorriso e il massimo impegno per risolvere il problema in corso d’opera. Qui tutto respira rugby. La Nuova Zelanda si gioca molto del suo futuro, tasse comprese. Perché più gente andrà allo stadio a vedere le partite, più alto sarà il giro d’affari legato al mondiale, più ci sarà spazio per un abbassamento delle tasse nel Paese. La Nuova Zelanda è anche questo. Sui giornali in questi giorni c’è una lettera aperta scritta da Wynnie Gray che chiede a Graham Henry di smetterla con le rotazioni e di fare finalmente la scelta che dovrà portare gli All Blacks alla finale del 23 ottobre. E intanto arriva la notizia dell’infortunio di Dan Carter. Riposo precauzionale per la stella in nero, mettiamola così in previsione della sfida con il Giappone di John Kirwan. Scendono in tanto in campo le Samoa. Attenzione, sei settimane fa hanno battuto l’Australia nella terra dei canguri. Potrebbero diventare la mina vagante del torneo.
