Sei mete sono tante. ma il coraggio messo dal Giappone nel match d’apertura contro la Francia mette questo mondiale, rispetto a quattro anni fa, una lunghezza avanti. Alla vigilia in pochi si aspettavano una sfida così aperta. Il risultato finale inganna, le mete sul finale di gara non rendono giustizia ai valori sul campo. Quello che si è visto è stata una squadra giapponese capace di lottare su ogni palloni, al limite anche di dare sostanza al loro piano di gioco. Kirwan ha lavorato bene nella lettura della sfida. Sapeva che la prima partita per i francesi non è mai cosa facile. Basta leggere la sfida a sorpresa con i Pumas di quattro anni fa. E ha lavorato non solo sull’utilizzazione ma anche sulla struttura della manovra. Ne è uscita una sfida divertente che tuttavia non ha lasciato il sorriso sulle labbra alla squadra di Lievremont. E non deve aver sorriso nenache l’Inghilterra che con l’Argentina l’ha spuntata ma di stretta misura. Si sente l’assenza di Lewis Moody in terza linea, si sente ancora di più quella di Toby Flood. Ha giocato Wilkinson, ma ha giocato male. L’eroe di Sydney 2003 è uno sbiadito ricordo. Non attacca più la linea, è imbarazzante – date le premesse – dalla piazzola. Se la cava ancora con qualche placcaggio, ma la sua prova costringe l’Inghilterra a fare gli straordinari. Flood serve di più al piano di gioco di Martin Johnstone di quanto possa servire Jonny. Ci ha pensato Ben Youngs a rimettere in pista la squadra finalista in Francia ma la resurrezione dell’Argentina non può non essere sottolineata. L’avevamo vista male tutti contro il Galles, in agosto. Bene la farfalla è uscita dalla crisalide anche se per strada ha dovuto perdere un pezzo pregiato come Felipe Contepomi. Sontuoso come al solito Mario Ledesma, da rivedere l’estremo Martin Rodriguez. Quello che piace è la loro voglia di rilanciare costantemente il gioco divertendo e divertendosi. Per la Scozia che con i Pumas si giocherà un posto per i quarti il messaggio non è una buona notizia.
