Il Giappone è stata una prova generale, una “provaccia” come dicono a Siena nei giorni del Palio. E’ servita per capire lo stato dell’arte e per avere delle certezze, prima tra tutte quella di una mischia in grado di rimettere in carreggiata una sfida pericolosamente incanalata sui binari delle solite distrazioni italiane. Le due mete che i samurai di John Kirwan hanno rifilato agli azzurri dicono soprattutto questo. Non possono dire di più. Perchè è chiaro che gli azzurri hanno più sostanza dei giapponesi, è evidente che un confronto tra azzurri e giapponesi non può non passare per la differenza di approccio al gioco che hanno le due squadre. Con la Scozia sarà diverso, ma non più di tanto. Perchè sarebbe bugiardo pensare che la vittoria che gli highlanders hanno strappato sull’Irlanda sia un buon viatico pensando all’affaire irlandese del 2 ottobre a Dunedin. Lì troveremo un’Irlanda diversa, un “trappolone” a cui Declan Kidney sta già pensando. La Scozia invece resta una squadra abbastanza prevedibile sul piano del gioco. Ormai la conoscono bene i nostri ragazzi che tuttavia dovranno fare i conti con una condizione ancora tutta da affinare. Hanno poche certezze, tra tutte quella della mischia, autentico punto di forza. E lo sapevamo. Ne hanno qualcuna in meno in difesa, e anche questa non è una novità. Sulla difesa Mallett chiede una verifica. Ma è sulla comprensione del gioco che vogliamo fare agli antipodi che ancora si è visto poco. Scozia-Italia serve anche a questo, per portare qualche certezza nel bagaglio da caricare per la terra dei kiwi.
