Il sol levante

Ci sono poche certezze nella vita. Una è che non si può fare troppo affidamento sulla prova degli azzurri contro il Giappone. Squadra troppo carica per il tanto lavoro di Villabassa. I primi crampi già al 52′ tanto per dire. Tuttavia dal match vinto contro Kirwan e i suoi ragazzi qualche cosa è emersa a proposito di quello che vedremo in Nuova Zelanda. Novità poche sul piano dell’impostazione del gioco. Alla prova erano soprattutto i nomi e tra questi di certo quello di Riccardo Bocchino, il numero dieci che con Orquera dividerà gli oneri della maglia che è stata di Diego Dominguez. Ma anche qui, ci sono troppi “ma” nell’analisi per avere, a 27 giorni dal debutto, uno straccio di idea. Sarà un’Italia che scommetterà soprattutto con il pacchetto di mischia che metterà lì i suoi talenti, con un Mauro Bergamasco ritrovato e motivato, con Parisse che al contrario potrebbe davvero diventare devastante se sulle ripartenze cercasse un po’ più spesso il sostegno anzichè “morire” con il pallone a terra. Il rugby moderno va verso l’off-load a tutti i costi e ce ne accorgeremo quando Brunel prenderà i pieni poteri all’interno della struttura tecnica. Per ora solo un’idea che fa il paio con una maggiore attenzione sui punti di incontro in chiave difensiva. Non sono piaciuti i due passaggi a vuoto che hanno permesso al Giappone di incrociare la linea di meta. Un black out che l’Italia non può permettersi. La prova del nove tra sette giorni in Scozia, squadra prevedibile ma di sostanza. D’accordo che dal rugby premondiale non ci si debba attendere molto ma almeno si lavori sulla comprensione del gioco, sullo stare in campo, concentrati perchè le partite che contano sono dietro l’angolo.