La Scozia batte l’Irlanda 10 a 6. Se dunque l’Italia batte la Scozia, a Dunedin non ci sarà partita. Funziona un po’ così la strana proprietà transitiva del rugby che in molti pensano esista. Purtroppo non è così. Soprattutto quando ci si prepara per un mondiale difficile come quello che ci attende in Nuova Zelanda. Eppure in tanti sono convinti che il rugby sia anche una questione matematica. Non lo è sempre, non lo è mai a certi livelli. L’Irlanda, d’accordo, non attraversa un gran momento. O’Driscoll non è più il killer di una volta, lo stesso Ronan O’Gara ha dato l’ultima zampata al Flaminio proprio contro di noi raddrizzando una partita che gli azzurri stavano conducendo in porto. C’è Sexton che azzecca una partita sì e una no. Non è impossibile certo la sfida contro gli Irish che contano molto sulla conquista e su qualche guizzo con il pallone in mano. Gli azzurri devono fare i conti invece con una difesa a volte non impeccabile, troppo soggetta a cambi d’umore, diciamo così. Spesso ci si dimentica di avanzare, ancora più spesso non si controlla l’avversario e lo spazio. La sfida con il Giappone lancia soprattutto questo segnale. Contro la Scozia, sarà soprattutto questo sotto i riflettori. In attesa di partire e trovarsi all’altro mondo.
