Mischiatutto

Mischia che ti passa. O “mischiatutto” per dirla all’Andrea Passerini. Se non fosse stato per il pacchetto, degli ottanta minuti contro gli States che cosa sarebbe rimasto? Ancora una volta gli azzurrio devono ringraziare la loro assicurazione sulla vita. Sontuosa la prova del pack. E’ su quello che gli azzurri costruiscono la loro partita, assolvono la pratica della vittoria (scontata) con quattro mete (particolare meno scontato). La meta del bonus arriva a meno di un quarto d’ora dalla fine, quanto basta. Ma costringe gli azzurri agli straordinari, il che, a cinque giorni dalla sfida della vita con l’Irlanda, lascia un po’ preoccupati per le condizioni fisiche dei ragazzi di Mallett. Di buono dunque c’è da prendere la prova dei primi otto uomini. Meno bene il gioco al largo, soprattutto in chiave difensiva. O’Sullivan ha lavorato sul nostro tallone d’Achille. Nel midfield il nervo scoperto. Se Parisse trova lì un varco sull’ennesimo avanzamento del pack, è anche lì che Emerick e Wyles aprono il più classico dei buchi per pareggiare i conti. Lì arriva il brivido lungo la schiena, lì si misura la nostra difficoltà a difendere in avanzamento. Insomma in previsione Irlanda, la roba che non ti aspetti. D’accordo, gli Irish contro gli americani non sono riusciti a centrare il punto di bonus, ma il modo in cui matura la vittoria azzurra non riesce a sgombrare tutte le nubi già addensate dopo gli ottanta minuti contro la Russia. E’ addirittura Orquera a trasformare in oro la poca qualità dell’avanzamento azzurro. Lo fa con una corsa tagliata con il bisturi. Poi la meta di Castrogiovanni, monumentale e meritato mvp del match. La quarta meta ci lascia tranquilli. Ma basterà?