Il futuro passa da qui

Sono lontani i giorni in cui il mondiale di chiamava Fira. E forse proprio il fatto che l’International Board abbia deciso di adottare il “mondialino” come una sua creatura la dice lunga su come il rugby sia cambiato e su come il suo linguaggio sia davvero diventato globale. Non è la prima volta che quel che resta del mitico “Fira” fa tappa dalle nostre parti. Ma quella italiana è senza dubbio una edizione sotto i riflettori politici di chi vive le stanze di Huguenot House. Per molti è stata la scusa per scippare senza troppo clamore il mondiale quello vero per il quale la Fir aveva presentato la propria candidatura per le edizioni 2015 e 2019. E forse in parte lo è stata. Ma per tanti altri, la kermesse veneta diventa anche una sorta di prova generale per chi crede che l’Italia, prima o poi un’altra candidatura per il mondiale (quello dei senior) la presenterà. Ma non si tratta di una visita all’Italia in miniatura. Perchè con il mundial under 20 non si scherza. L’Italia vi arriva dopo aver conquistato il Trophy di seconda fascia lo scorso anno. E fa bene Andrea Cavinato a sottolinearlo. L’Italia arriva al paradiso del rugby per meriti propri, non perchè si è presa la “bega” di organizzarlo. Non aspettiamoci molto dai nostri. Le distanze sono siderali e quel che più conta è una certa disabitudine ad affrontare partite ogni quattro giorni. Eppure l’entusiasmo può fare brutti scherzi. Forse non alla Nuova Zelanda, ma magari qualche soddisfazione con le altre compagne di viaggio, gli azzurri se le potranno pure prendere. Favoriti i “Baby Blacks”, termine con il quale si usava battezzare la selezione più che sperimentale mandata in campo nell’86  da Brian Lochore contro la Francia a Nantes ma che ben si attaglia alle caratteristiche della selezione in nero. Ma tra le stelle sbarcate in Italia, un’occhio va dato senz’altro al Sudafrica e all’Inghilterra realtà che possono puntare ad un posto tra le prime quattro. Per gli azzurrini che i conti per ora li fanno soprattutto con l’infermeria, la speranza è quella di restare in prima divisione. Non sarà facile ma il fattore campo potrebbe rivelarsi decisivo.