La decisione del consiglio federale di imporre l’utilizzo di giocatori italiani per il ruolo di apertura a partire dalla stagione 2012-13 pur se meritoria nelle intenzioni rischia di rivelarsi un clamoroso boomerang tecnico. Anzi diciamo subito che lo diventerà perché troppo spesso nel nostro Paese vale la regola “fatta la legge, trovato l’inganno”. L’impressione è che non sia così che si troverà il tanto atteso erede di Diego Dominguez. Gli allenatori dei club, i coach delle franchigie di Celtic League altro non faranno che far vestire all’apertura di ruolo la maglia n.12 e modificare sul campo l’assetto della squadra con il più italiano dei trucchetti. Perché allora non ritornare al passato. Il rugby azzurro lo fece con Georges Coste e il suo progetto seconda linea. Lì si interveniva sui parametri fisici, qui si deve lavorare anche sulla tecnica e la testa di chi comanda nella fase dell’utilizzazione. Al mondiale andremo con Orquera e Bocchino nel ruolo di numero 10, una scelta coraggiosa che se non altro darà a Brunel una base di partenza per quello che sarà il suo lavoro prossimo venturo. Nella logica della continuità del gioco e del riciclo a tutti i costi, il mediano d’apertura non è un ruolo dal quale si può prescindere. Neanche sulla base del passaporto.
