Buoni solo per il matchday

Sfogliando i giornali, dopo il 50 a 18 preso a Udine contro l’Argentina mi aspettavo di leggere sui giornali la classica “ripresa”, un commento, qualcosa che facesse tornare le più importanti testate nazionali sul match dello Stadio Friuli. E invece no, mi sono sbagliato. Sui giornali c’era poco. Eppure da dire ci sarebbe stato tanto. L’approccio al match, il mea culpa, la stessa imbastitura dell’approccio alla prossima partita, quella contro la Georgia di Genova. Per carità anche i quotidiani hanno le loro regole, è la stampa bellezza e non puoi farci niente. L’Italia ha maturato il peggior passivo della storia dei faccia a faccia contro i Pumas, va bene così, nascondiamo la polvere sotto il tappeto, punto e a capo. Ma a questo punto una considerazione sulla comunicazione del rugby italiano va fatta. Ma come? Durante la campagna elettorale abbiamo letto il pelo e il contropelo di tutti i candidati, vizi privati e pubbliche virtù e ora con una squadra sconfitta così nettamente non si fa sui giornali uno straccio di analisi? Da troppi anni la Federugby vive un po’ troppo sui canali social. Possibile che sia più importante Facebook, Instagram e Tik-Tok che non quanto arriva dalle edicole? Possibile che al di là del web della partita contro l’Argentina si trovi poco già dopo due giorni dall’evento? A ben vedere si tratta di un segnale, quantomeno del peso mediatico che il rugby azzurro riesce a offrire. Evidentemenete un peso troppo leggero.