Autore: Paolo Pacitti

  • Dopo la coppa del mondo tocca a Brunel

    Fatto l’annuncio. Jacques Brunel succederà a Nick Mallett. La decisione in un comunicato della Fir che conferma la trattativa, peraltro veloce, con il coach di Perpignan. Quattro anni di contratto per il nuovo cittì azzurro, a far data dalla fine della coppa del mondo  in Nuova Zelanda 2011, in programma dal 9 settembre al  23 ottobre di quest’anno. Di fatto con Brunel si andrà avanti fino alla coppa del mondo del 2015. In realtà non c’è stato un vero e proprio processo di selezione. Dondi è andato a colpo sicuro visto che Brunel era tra i candidati anche alla successione di Berbizier nel 2007 ma all’epoca aveva già accettato l’incarico con il Perpignan. Tra i compiti affidati al nuovo Commissario Tecnico, unitamente alla gestione della Squadra Nazionale nelle finestre IRB, la supervisione tecnico-sportiva di tutta la struttura agonistica federale a partire dalle due franchigie di Magners League sino all’individuazione dei migliori talenti giovanili da sviluppare presso le Accademie federali. Significativo il commento di Giancarlo Dondi: “Siamo soddisfatti di aver raggiunto un accordo con un tecnico del valore di Brunel, un allenatore che ha ottenuto grandi risultati sia come responsabile degli avanti della Nazionale francese che alla guida del Perpignan, che nel 2009 ha condotto al titolo di Campione di Francia inseguito per cinquantaquattro anni dal club catalano. Abbiamo deciso di ufficializzare il suo ingaggio con sei mesi di anticipo per dare un segnale di chiarezza a tutto l’ambiente. Desidero ringraziare di cuore Nick Mallett per il grande lavoro svolto alla guida dell’Italia in questi tre anni e mezzo impreziosito dall’indimenticabile vittoria sulla Francia nell’ultimo Sei Nazioni. Siamo sicuri che Mallett continuerà a dedicarsi con la massima professionalità, anche nei prossimi sei mesi, al proprio incarico di CT degli Azzurri nell’intento di portare l’Italia tra le migliori otto formazioni ai Mondiali neozelandesi”.

  • Brunel, il futuro ritorna da Perpignan

    E’ questione di giorni. Dopo l’eliminazione dell’Usap dalla finale di Heineken Cup, nel giro di qualche giorno toccherà a Giancarlo Dondi formalizzare l’incarico che, al termine della coppa del mondo vedrà Jacques Brunel approdare alla guida tecnica della squadra azzurra. Ormai tutto è deciso. Anche i dettagli. Solo una questione di stile, per rispetto del Perpignan. Ma per il resto tutto è deciso. Compreso il benservito a Mallett, da tempo previsto e formalizzato a dispetto della vittoria nel Sei nazioni contro la Francia. A Gino Troiani, manager azzurro, Mallett ha confidato di voler andare in Nuova Zelanda con la chiara intenzione di far mangiare le mani ha chi ha deciso la sua mancata riconferma. E’ nei fatti l’unica garanzia che in Nuova Zelanda non accadrà quello che è successo con Berbizier a Francia 2007. Questione di professionismo e di gestione del gruppo. Toccherà a Troiani non farsi sfuggire le pecore dall’ovile. E a Mallett comportarsi come parte di un progetto alla sua fase cruciale. La sfida è in fondo quella. Fino al 2 ottobre, a Dunedin, quando ci giocheremo la qualificazione con l’Irlanda.

  • L’equivoco del cucchiaio

    Chiariamo una cosa. Il cucchiaio di legno quest’anno non viene assegnato. Eh già, perchè troppi siti, troppi giornali continuano con generosità a arricchire il nostro servizio “per ora” di soli quattro woodden spoon in 11 edizioni del Championship. Chiariamo allora che il cucchiaio va alla squadra che in una singola edizione del torneo perde tutte le partite. E non è il caso dell’Italia. la storia è quella dell’inglese William Bolton che, in vacanza in Svizzera, compra un souvenir, un bel mestolone di legno. Di ritorno dai cantoni Bolton ha un’idea:  regalare il cucchiaio alla squadra che perde tutte le partite, nella circostanza l’Irlanda. Così, per presa in giro, nasce il mito del cucchiaio. Ancora oggi male interpretato…

  • Il bis che non c’è

    L’Italia del rugby si ferma all’ultimo chilometro. Il bis del miracolo romano di una settimana fa contro la Francia non riesce. L’erba di Murrayfield resta amara. La delusione è tanta perché contro una Scozia così approssimativa l’idea di ripetere l’impresa del 2007 non era fuori portata. Gli azzurri partono bene, costruiscono una difesa che punta sul fisico, costringono all’errore gli highlanders e poi colpiscono. I palloni veloci di Semenzato fanno la differenza, innescano la combinazione Canale-Masi con l’estremo che ha il tempo di entrare nella difesa scozzese per aprirsi un’autostrada verso una meta da applausi. Ma è un fuoco di paglia che dura appena un tempo. L’aquilano è costretto ad abbandonare il terreno di gioco per guai muscolari e l’Italia comincia a spegnersi. Nella ripresa la doccia scozzese ha il cognome di un italiano Nick De Luca. E’ lui al 6’ a infilarsi sul lato chiuso e ad allungare. Ma è una squadra diversa quella che Andy Robinson manda in campo nella ripresa. Se gli azzurri lasciano a desiderare in conquista (8 rimesse perse), gli highlanders costruiscono lì il loro monologo e in dieci minuti mettono le mani sul match. A scardinare la difesa azzurra che fino ad allora aveva dato prova di solidità è l’ala Nikki Walker che prima fa le prove generali placcato in extremis da Gonzalo Canale, poi prende le misure sulla difesa azzurra e fa la differenza. La  taglia in due come una fetta di angus approfittando della defaillance azzurra in chiusura. L’Italia ci prova ma i rifornimenti di palloni e qualche fallo di troppo non aiutano Parisse e soci. Così sul finale l’ultimo calcio di Paterson, oggi 104 presenze con la sua Nazionale, diventa il sigillo sulla classica partita dai due volti con la Scozia che tira un sospiro di sollievo per aver evitato il cucchiaio di legno e gli azzurri che finiscono ultimi in classifica, per il crudo calcolo della differenza punti. Newl bilancio dei punti pesa il tracollo di Twickenham contro l’Inghilterra (59-13) e a nulla servono le sconfitte per un’incollatura contro l’Irlanda (11-13) e il Galles (16-24). La consolazione arriva dai singoli ed in particolare dal premio per il miglior giocatore del torneo. Due gli azzurri in lizza: Fabio Semenzato che ha coronato il sogno dell’azzurro dopo l’infortunio di Gori alla spalla e Andrea Masi esploso nelle ultime due partite una volta dirottato ad estremo. Per il titolo se la dovranno vedere con gli inglesi Chris Ashton e Toby Flood. Mercoledì il verdetto.

  • Il senso del dovere

    Nel rugby si inventa poco. Forse nulla. Ho sempre considerato questo gioco il risultato di un’equazione tra palloni conquistati e palloni giocati. Georges Coste e Massimo Mascioletti erano anche riusciti a codificare questo corollario applicato alla palla ovale. Quello che non si riesce a codificare tuttavia è l’atteggiamento mentale che i protagonisti di quello che è uno degli sport più belli del mondo mettono quando scendono in campo. E’ qualcosa che va oltre la sfida, è mettere da parte la paura di farsi male, è la necessità di andare oltre il placcaggio. Una specie di testimone tra quello che è stata la storia di chi prima di noi ha portato avanti il pallone e chi invece oggi lo deve portare ancora più il là per segnare un mark nella storia. In fondo è così anche la vita con il senso del dovere messo lì ad ispirare le nostre imprese. Il rugby italiano vive un momento davvero cruciale. Se batte la Scozia – attenzione non è così scontato – si fa un passo per molti versi decisivi. Si entra tra le prime nove nazioni del mondo. E non si tratta di un risultato isolato. Anche in nostri Under 20 sono venuti tra gli highlanders a conquistarne lo scalpo. Significa che dietro c’è qualcosa, significa che davanti si ha un futuro. Qualcosa per cui vale la pena credere.