Rovigo, bentornata finale

Rovigo torna a frequentare una finale 19 anni dopo quella persa a Padova contro il Benetton allora allenato da Pierre Villepreux. Per i rossoblù, l’ultimo scudetto è datato 1990 e nell’anno della Celtic League, di Benetton e Aironi fuori dal contesto nazionale, tornare a vedere le auto imbandierate di rossoblù sfrecciare lungo viale Alfieri in direzione centro, è qualcosa che emoziona. Un grande colpo d’occhio al Battaglini, una semifinale non esaltante per i bersaglieri che, contro i Crociati recitano un copione che si materializza solo nella ripresa con le mete di Montauriol e Ravalle. Peccano di disciplina gli emiliani di Filippo Frati. Nell’ottica delle due partite è giusto così. Aspettando la finale ancora al Battaglini. Sogna Rovigo, ma dovrà fare i conti con sé stessa, soprattutto alla luce della poca lucidità espressa in campo da molti suoi uomini. Bene Bacchetti, meriterebbe una chiamata da parte di Mallett. Bene Aaron Persico, una grande difesa per i rossoblù che appesantiti sul piano fisico dovranno fronteggiare la vincente di Prato-Petrarca. Due pacchetti che non fanno sconti, che non concedono metri ad un sistema di gioco costruito soprattutto in campo aperto. Dall’altra parte c’è soprattutto la passione, la voglia di tornare sul tetto d’Italia e di far indossare ancora una volta la maglia rossoblù alla statua equestre di Giuseppe Garibaldi, in pieno centro.