Ciao Maurizio

Non ce l’ha fatta Maurizio, se ne andato una mattina di un sabato come tanti dedicato al rugby. Se ne va e lascia un vuoto enorme nella dirigenza sportiva dedicata al mondo dell’ovale. Tre mandati da presidente, dall’84 al 1996, periodo chiave del rugby azzurro, ponte ideale tra la filosofia di Aldo Invernici e quella di Giancarlo Dondi. Non è stato un comprimario del rugby targato Italia. Si può dire anzi che se non ci fosse stato lui, l’ascesa verso la grande dignità internazionale non ci sarebbe stata. Dondi è stato eletto al vertice della Fir una manciata di mesi prima dell’anno di grazia 1997, la stagione delle vittorie contro l’Irlanda a Dublino e la Francia a Grenoble. Ma era stato Mondelli a permettere prima l’ingresso della Fir in Giunta Coni e poi nel general meeting 1992 a Wellington l’abbraccio dell’International Board all’azzurro. Il contratto di Bertrand Fourcade l’aveva firmato lui, quello di Coste anche. Nelle elezioni federali aveva battuto prima Filippo Duodo, poi il bresciano Silvio Basso. Altri tempi, con le stesse tensioni elettorali se proprio vogliamo dirla tutta. Roba che non si vede più da un pezzo, dopo la riforma in senso presidenzialista dello statuto Fir. Gli sono stato vicino, anche quando per la testa aveva le grane giudiziare, poi risolte, della questione dello Stadio Olimpico. Ingegnare di grande competenza, aveva dato il suo contributo anche per risolvere alcune questioni legate alla realizzazione della copertura del Millennium Stadium di Cardiff.