Senza favorite

Forse ha proprio ragione Greg Thomas, ex ufficio stampa dell’International Board, figlio di Clem e soprattutto australiano. Devi gettare la monetina per trovare una favorita tra le quattro semifinaliste del mondiale. Cominciamo da Francia-Galles, la sfida tutta europea. Il Galles non potrà schierare Rhys Priestland, e non è un’assenza da poco. E’ il giocatore, il playmaker che si è distinto di più in queste settimane di coppa del mondo. Giocatore che non lascia punti di riferimento alle squadre avversarie, che non le mette in condizione di giocare. Calcio, gioco alla mano, varietà nelle soluzioni. Tutto è possibile con lui in campo. Lo ha capito  il Sudafrica, ancor meglio l’antifona è suonata per l’Irlanda di O’Driscoll. Senza di lui, salta un meccanismo non secondario nella squadra di Warren Gatlan. Il coach del Galles ha ripiegato su James Hook. Porteva scegliere Stephen Jones, non lo ha fatto solo perché di SJ si conoscono vita, morte e miracoli. E dare punti di riferimento alla Francia non è cosa consigliabile. La squadra di Marc Lievremont ha annientato l’Inghilterra, lo ha fatto dopo aver perso due match, con Nuova Zelanda e Tonga ma con gli inglesi ha ritrovato verve e gioco. Un gioco che una volta tanto è affidato alla sensibilità dei protagonisti. Il playbook serve, ma fino a un certo punto. La situazione di gioco, la visione di gioco, il sostegno sul punto di incontro è qualcosa che va oltre la lettura del match fatta nei giorni della vigilia. In questo i galletti sono sempre stati dei maestri ed è su quello che si nota la differenza con un Galles che è più solido dei francesi, che può contare sul fisico e sul talento dei due suoi centri ma che senza Priestland perde un qualcosa. Toss the coin, dunque. E buttiamo la monetina anche per l’altra semifinale, quella tra Nuova Zelanda e Australia. Quella sì, davvero una lotteria…