Quattro anni fa rimanemmo un po’ tutti con un palmo di naso davanti a quel calcio di David Bortolussi che, sibilando al lato dei pali, condannò gli azzurri a uscire dal mondiale. Comunque la si metta il traguardo dei quarti di finale è la nostra ossessione. In sette edizioni ci siamo andati vicino solo in tre occasioni. Nel 1987, contro le Isole Fiji avremmo avuto bisogno degli artigli per prendere quel pallone a un passo dalla linea di meta e sognare un posto tra le grandi dopo aver battuto l’Argentina e perso con gli All Blacks. La seconda volta, come detto a Saint Etienne, meta di Troncon ma incapacità azzurra nel gestire una partita che avremmo potuto dominare. Chissà dove saremmo potuti arrivare… me lo chiedo ancora e so che non avrò risposte. E allora la terza occasione capita ora, in Nuova Zelanda. Di fronte c’è l’Irlanda. Prima del mondiale sarebbe stata una partita contro un avversario che conosciamo a memoria e che nei test d’agosto aveva deluso. Quattro sconfitte su quattro, male con la Scozia, male con la Francia nei due test organizzati prima della sfida di Dublino contro l’Inghilterra. Hanno giocato tanto, troppo forse. E forse solo Declan Kidney sa il perché visto quello che poi hanno combinato all’Eden Park contro l’Australia. Ecco, quella sfida cambia tutto perché in vetrina ha messo una squadra dalla solidità straordinaria. Soprattutto in chiave difensiva. L’impressione è quella di una squadra che ha radicalmente cambiato piano di gioco, partendo tuttavia da due punti fermi: la difesa e la mischia. E’ lì che gli azzurri dovranno lavorare per scardinare il miracolo irlandese. E badate, non si tratta di un miracolo. La sfida di Dunedin non è complicata solo perché c’è l’Irlanda, ma anche perché al di là della possibilità di centrare una vittoria (gli azzurri ce l’hanno davvero questa possibilità), anche i verdi vorranno batterci. Magari non lo faranno più in futuro ma questa sfida, guardando ai quarti di finale, vorranno farla propria per evitare il Sudafrica e trovarsi invece il Galles e una strada spianata verso le semifinali. Questioni di motivazioni e di voglia. Gli azzurri non hanno nulla da perdere. Hanno fatto quello che gli si chiedeva. Devono solo fare un ultimo passo, quello verso la storia.
