Meno di quanto pensiamo

Meno di quanto pensiamo

“Lo sapete che oggi le prendete dal’Italia?” Così Diego Dominguez appena incrocia gli occhi del baronetto Jonny Wilkinson, anche lui all’Olimpico per la sfida che ha scritto la storia del rugby italiano. Da un lato, l’inglese che nel 2003 ha regalato un mondiale al XV della Rosa, dall’altro il diez del rugby azzurro, protagonista dell’Italia degli anni 90 che a suon di punti ha sfondato la porta del grande rugby. E’ stato lui la sera prima a parlare ai giocatori che sarebbero entrati in campo all’Olimpico. “Stavo a Milano e mi arriva una telefonata di Gonzalo: senti è da un po’ che ce l’ho in testa, verresti a consegnare le maglie? Puoi immaginare la pressione. Ce la metto tutta. Treno, tutto pieno. Cambio posto ad ogni stazione. 7.20 Termini, 7.30 albergo per incontrare la squadra. E’ stato un privilegio.
Che hai detto?
Non ho parlato di tecnica, non ce ne era bisogno. Ai ragazzi ho detto di quali sono le risorse positive che questo sport ci dà per vincere. La motivazione e il modo di trovarla dentro di loro. Questo gli ho detto. Oggi è una bella giornata per fare festa.
Dominguez di finali e partite decisive ne ha giocate tante. E questa contro l’Inghilterra è una prima volta…
Testa e cuore la ricetta è quella. La tecnica l’abbiamo tutti. Il cuore e la testa non sempre. La chiave è lì. Puoi anche vincere per per fortuna, magari solo perchè quel giorno ti gira bene. Ma contro l’Inghilterra non è andata così. Chi se ne frega dei problemi dell’Inghilterra. L’Italia ha vinto perchè ci ha messo testa e cuore. Ha fatto gruppo. Ed è giusto così.
Un gruppo che ha il marchio di un allenatore che cura anche la testa. L’asado con Castrogiovanni, l’affetto che è riuscito a conquistare. La chiave è anche lì, non solo nel talento.
Dal suo arrivo la differenza si è vista subito. C’è stata una continua crescita, fisica e mentale. Per ottanta minuti la squadra è stata sul pezzo, punto a punto, momento per momento. Ci devi credere. E guarda che la partita con gli inglesi non è stata perfetta. Ma l’Italia ha avuto il merito di esserci in ogni momento. E alla fine gli avversari non ne avevano più. La panchina è stata una chiave della vittoria.
Quanto è figlia del passato questa vittoria storica?
E’ un percorso, una continuità con il passato che è lontano ma esprime gli stessi valori. E ci dice una sola cosa. Che magari potremmo anche pensare di vincerlo il Sei Nazioni…
Quando?
Prima di quanto pensiamo. Te lo fanno capire questi ragazzi capaci di lottare per 80 minuti a ritmi impossibili giocando partite di una durezza fisica incredibile.
Da 10 quando pensi a Paolo Garbisi cosa ti viene in mente?
Ha giocato una gran bella partita. Sta crescendo molto. E poi quel placcaggio “salvavita”, tremendo… vale una meta