Edimburgo, all’alba. Per ora solo una “photo opportunity” in attesa di cominciare a fare sul serio. Prima sfida per l’Italia il 7 febbraio all’Olimpico contro la Scozia. Ci manca qualche pezzo, e questo preoccupa. C’è stata la vittoria con l’Australia, ok. Ma c’è stato anche il Cile che qualche grattacapo ce lo consegna. L’Italia non è quella di Genova, o meglio è anche quella di Genova nel mortale giro sulle montagne russe che alterna momenti di esantazione ad attimi di depressione. Il Sei Nazioni, quindi, soprattutto questo Sei Nazioni a meno di due anni dal mondiale, diventa una questione maledettamente importante per Gonzalo Quesada. “Il nostro obiettivo per questo Torneo che sta per iniziare – ha detto – è quello di continuare ad aumentare la consistenza delle nostre prestazioni, mantenendo invariata nel corso delle cinque partite la nostra capacità di essere competitivi. Arriviamo da un buon novembre, con le vittorie su Australia e Cile e due prestazioni di qualità contro i Wallabies e gli Springboks. Abbiamo tre obiettivi, e nessuno di loro è negoziabile, per misurare la qualità delle nostre prestazioni: una conquista molto solida in difesa per mettere sotto pressione e in attacco per lanciare il nostro gioco, una difesa che esprima il cuore, la passione e lo spirito del rugby italiano ogni volta che non abbiamo il possesso, un attacco e gioco offensivo eccitante, che testimoni il percorso di crescita di questa squadra” ha ripetuto nel corso degli incontri con la stampa il CT Quesada. Questo a parole. Sul campo la musica sarà diversa. Nel mirino di una caccia alla vittoria c’è il Galles. Poi Galles e Inghilterra con il favore del pubblico. Ma non sarà facile. Pezzi pregiati come Allan, Capuozzo, Lucchesi, Negri, Trulla e Vintcent sono una tara pesante. Le alternative ci sono. Dovranno bastare.

