Ciao avvocato

Se ne va un amico, forse più di un amico. Ci divideva solo qualche giorno all’anagrafe. Le nostre madri si erano ritrovate nella stessa stanza, all’ospedale dell’Aquila, dopo il parto. Sarà per quello che siamo stati sempre molto amici. Colleghi di culla, dicevamo. E poi ci univa il rugby, il Cus, L’Aquila, la Nazionale. Mi piaceva Pierluigi perché era un entusiasta, un ottimista, uno che non si tirava mai indietro neanche quando lo invitavo a parlare del suo lavoro a Rainews24. Perché il suo lavoro lo sapeva fare, cavolo se lo sapeva fare. Ottimista sì, anche nei giorni della malattia, terribile, quella sì. Eppure trovava sempre il lato positivo e tu ci credevi, ci speravi, ti aggrappavi a quel sorriso alla vita. Per questo sarà per me sempre un esempio da seguire. I ricordi si confondono in questi minuti in cui cerco di ricordarti in punta di piedi anche se a te piaceva parecchio far casino. Il Liceo, le feste, l’università e perché no anche la partita del campionato studentesco che il Cotugno perse contro l’itis (ma ce la siamo comunque giocata). Ciao Pier. E’ curioso pensare che tu te ne sia andato qualche ora dopo Beniamino Manetta, anche lui pilone, di quell’Aquila Rugby che vinse lo scudetto nel 1967, il nostro anno. Ma si sa i piloni non muoiono mai… al massimo passano la palla. Tranquillo avvocato, avanziamo noi. Tu però continua a darci sostegno.