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  • Sei Nazioni 2026: Italia-Scozia le formazioni

    Sei Nazioni 2026: Italia-Scozia le formazioni

    Ufficializzate le formazioni di Italia e Scozia per la sfida d’esordio del Sei Nazioni 2026 di sabato all’Olimpico di Roma

    ITALIA: 15 Leonardo MARIN (Benetton Rugby, 17 caps); 14 Louis LYNAGH (Benetton Rugby, 9 caps), 13 Juan Ignacio BREX (Tolone, 49 caps), 12 Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby, 34 caps), 11 Monty IOANE (Lione, 42 caps) 10 Paolo GARBISI (Tolone, 49 caps), 9 Alessandro FUSCO (Zebre Parma, 20 caps); 8 Lorenzo CANNONE (Benetton Rugby, 33 caps), 7 Manuel ZULIANI (Benetton Rugby, 38 caps), 6 Michele LAMARO (Benetton Rugby, 49 caps) – capitano; 5 Andrea ZAMBONIN (Exeter Chiefs, 14 caps), 4 Niccolò CANNONE (Benetton Rugby, 58 caps); 3 Simone FERRARI (Benetton Rugby, 69 caps), 2 Giacomo NICOTERA (Stade Français, 36 caps); 1 Danilo FISCHETTI (Northampton Saints 58 caps)

    A disposizione: 16 Tommaso DI BARTOLOMEO (Zebre Parma, 6 caps), 17 Mirco SPAGNOLO (Benetton Rugby, 19 caps), 18 Muhamed HASA (Zebre Parma 4 caps), 19 Federico RUZZA (Benetton Rugby, 67 caps), 20 Riccardo FAVRETTO (Benetton Rugby, 8 caps), 21 Alessandro GARBISI (Benetton Rugby, 19 caps), 22 Giacomo DA RE (Zebre Parma, 6 caps), 23 Lorenzo PANI (Zebre Parma, 8 caps)

    SCOZIA: 15 Tom JORDAN (Bristol Bears, 12 caps)
; 14 Kyle STEYN (Glasgow Warriors, 28 caps)
, 13 Huw JONES (Glasgow Warriors, 58 caps), 
12 Sione TUIPULOTU (Glasgow Warriors, 33 caps) – capitano
, 11 Jamie DOBIE (Glasgow Warriors, 17 caps)
; 10 Finn RUSSELL (Bath Rugby, 89 caps) – vice capitano
, 9 Ben WHITE (Toulon, 31 caps)
; 8 Jack DEMPSEY (Glasgow Warriors, 29 caps)
, 7 Rory DARGE (Glasgow Warriors, 34 caps) – vice capitano
, 6 Matt FAGERSON (Glasgow Warriors, 59 caps)
; 5 Grant GILCHRIST (Edinburgh Rugby, 84 caps), 
4 Scott CUMMINGS (Glasgow Warriors, 45 caps)
; 3 Zander FAGERSON (Glasgow Warriors, 76 caps), 
2 Ewan ASHMAN (Edinburgh Rugby, 32 caps)
; 1 Pierre SCHOEMAN (Edinburgh Rugby, 44 caps)

    A disposizione
: 16 George TURNER (Harlequins, 50 caps)
17 Nathan MCBETH (Glasgow Warriors, 5 caps)
18 Elliot Millar MILLS (Northampton Saints, 11 caps)
19 Max WILLIAMSON (Glasgow Warriors, 9 caps)
20 Gregor BROWN (Glasgow Warriors, 12 caps)
21 George HORNE (Glasgow Warriors, 40 caps)
22 Adam HASTINGS (Glasgow Warriors, 35 caps)
23 Darcy GRAHAM (Edinburgh Rugby, 50 caps)

  • La prima volta con il Cile

    E’ la prima volta che affrontiamo i sudamericani. Pablo Lemoine è u a vecchia conoscenza, lo abbiamo incontrato contro l’Uruguay quando i Los Teros affrontavano gli azzurri di passaggio tra i tour estivi e le partite di Coppa quando giocava con lo Stade Francais. Ora con il Cile si è qualificato per la Coppa 2027. Gli è riuscito nei fatti quello che quello che non è riuscito a fare quando era commissario tecnico della Germania. Nel 2023 i tedeschi si qualificarono agli spareggi per la qualificazioni mondiali in virtù delle irregolarità nella gestione di giocatori stranieri nelle nazionali di Romania, Spagna e Belgio. Batterono il Portogallo non riuscirono a battere Samoa. A Genova ce li troveremo di fronte per una sfida dal pronostico scontato tanto che Quesada cambia in profondità la squadra per provare tutti e far assaggiare l’aria del debutto a qualche giocatore da lanciare per il domani. Dieci i cambi nel XV titolare rispetto al precedente Test Match contro il Sudafrica. Dietro entra Belloni per completare il triangolo allargato con Capuozzo e Monty Ioane Capuozzo. I centri sono Menoncello e Marin – già visti contro la Namibia lo scorso giugno – con Da Re – al quarto cap da titolare nel 2025 con gli Azzurri – e Alessandro Garbisi che prende il posto di Varney. Rientra Lamaro in terza linea, con Izekor e la conferma di Lorenzo Cannone come numero 8. Torna Ruzza che sarà affiancato da Niccolò Cannone, mentre la prima linea sarà formata da Hasa, Di Bartolomeo – entrambi alla prima partita da titolare in Italia – e Ferrari. In panchina, insieme agli esordienti Opoku e Todaro, pronti a subentrare Dimcheff, Fischetti, Zilocchi, Zuliani, Page-Relo e Brex.

  • Vuoto a perdere

    Gonzalo Quesada, lo staff e la squadra dopo aver battuto il Galles al Principality Stadium il 16 marzo 2024 a Cardiff. (Foto di Ryan Hiscott/Federugby via Getty Images)

    A questo punto credo sia giusto parlare di Quesada. Sarebbe giusto parlare del gran lavoro fatto (in poco tempo) e delle sue idee chiare. Se l’Italia è tornata ad essere competitiva rientrando tra le top 10 del ranking, molto del merito è suo e dell’impostazione data al suo lavoro. E’ entrato in punta di piedi e si è affermato come leader riconosciuto innanzitutto dal gruppo e poi anche all’esterno. Nella squadra il fattore Q. si sente eccome. Idee chiare sia in difesa che nelle modalità di attacco. Basterebbe solo questo, se solo guardiamo al gioco azzurro. Ma più in generale si nota la mano e il lavoro imposto al gruppo. E i risultati: il pareggio di Lille contro la Francia, le vittorie contro Scozia e Galles nel Sei Nazioni (quest’ultima in trasferta) e poi il tour con le affermazioni convincenti contro Tonga e Giappone. La sconfitta con le Samoa pesa – è vero – ma vista in prospettiva potrebbe rientrare nella fisiologia.
    Tuttavia proviamo a guardare al passato. La lista dei tecnici degli ultimi 30 anni dice: Coste (22 vittorie 50 partite), Mascioletti (2/6), Johnstone (5/27), Kirwan (10/32), Berbizier (13/31); Mallett (9/42); Brunel (11/50); O’Shea (9/40); Franco Smith (0/13); Crowley (10/27); Quesada (4/8 fino ad oggi).
    Coste resta un monumento: E’ l’unico a superare le venti vittorie ma ai suoi tempi la generazione dei fenomeni giocava anche con squadre dal valore relativo pur avendo avuto comunque il merito nel 1997 di assestare un paio di sberle a Irlanda e Francia. Quando in squadra hai gente come Dominguez, Properzi, Vaccari, i due Cuttitta e Giovanelli ti puoi permettere questo e altro.
    Si salva anche Berbizier che dal 2005 al 2007 firma il primo double nel Sei Nazioni, batte l’Argentina. Johnstone ci regala la prima vittoria nel Sei Nazioni contro la Scozia e Kirwan subito dopo apre la porta ai giovani e lancia nella mischia uno come Sergio Parisse.
    Poi è tutto un paradosso perché se è vero che Mallett, Brunel e O’Shea coprono lo spazio di una dozzina d’anni e 132 partite, è proprio lì che i risultati e un progetto sono clamorosamente mancati. In quegli anni si poteva fare meglio, si poteva progettare e invece si è restati alla finestra. E qui la colpa è della dirigenza federale che troppo spesso ha abbracciato mortalmente un tecnico, lasciandolo poi solo. E’ stato il caso di Brunel e forse dello stesso O’Shea per non parlare di Franco Smith che oggi vince con Glasgow ma con l’Italia non è stato messo nelle condizioni giuste per portare a casa almeno una vittoria. La mano dei presidenti e della dirigenza ha fatto più male che bene. E non tanto nella scelta degli uomini ma in quella mancanza di sostegno all’allenatore e alle idee che nel rugby conta più di tutto.
    Oggi siamo all’inizio dell’era Quesada, primo argentino a guidare gli azzurri. Sul campo la scelta di Innocenti è stata corretta e a dimostrarlo sono i risultati. Oggi Gonzalo può contare su una base di selezione di tutto rispetto guardando anche al prodotto che esce dalle giovanili. Giocatori che possono migliorarsi all’estero e che sono già nel mirino di grandi club. In allenamento si parla italiano. E anche questa è una novità. L’anno che verrà potrebbe regalarci belle sorprese. Con il lavoro a fare la differenza e le amicizie tenute per una volta lontano dalle scelte.