L’insostenibile leggerezza della difesa

Il gruppo azzurro all’Olimpico contro l’Irlanda (Photo by Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images)

Non è stato il miglior Sei Nazioni della nostra storia, come quello della passata stagione. Ci evitiamo il cucchiaio di legno (ii diciannovesimo) grazie alla vittoria alla seconda giornata contro il Galles e al punto di bonus (pesantissimo) ottenuto all’ultima giornata contro l’Irlanda. Rispetto allo scorso anno è però un passo indietro. 4 sconfitte nel bilancio del torneo pesano parecchio, inutile nascondere la polvere sotto il tappeto. Si poteva fare meglio anche prima del torneo. Dopo il tour estivo il tabellino dice: 7 mete al passivo contro l’Argentina, 2 contro la Georgia, 4 contro gli All Blacks. E poi 5 contro la Scozia, 2 per mano del Galles, 11 dalla Francia, 7 dall’Inghilterra e 4 dall’Irlanda. In totale fanno 42 mete subite, decisamente troppe con un attacco che quando ha brillato lo ha fatto su situazioni di giocorotto con i calcetti dietro le linee di Paolo Garbisi, di Monty Ioane e Ange Capuozzo che si sono scambiate le mete come altrettanti flash di una stagione che comunque non è tutta da buttare.

Allan e Monty Ioane dopo il vantaggio azzurro (Photo by Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images)

D’accordo, in difesa c’è molto da rivedere sul punto di incontro e sulla copertura dello spazio. Anche per questo i cartellini gialli e rossi che ci hanno fatto male più degli infortuni contro l’Irlanda confermano questa tesi. E a ben guardare anche la vulnerabilità all’esterno dice più o meno la stessa cosa. La meta di Rory Darge dopo la corsa di Van der Merwe all’esterno e l’esplorazione piuttosto continua dei canali laterali (l’Inghilterra ha copiato la lezione), il bis di Sleightholme a Twickenham conferma che ci sono diversi dettagli da curare già chiari durante i test d’autunno. In generale sul piano difensivo la costruzione è chiara, lo è meno l’esecuzione. L’Italia sa essere aggressiva sul portatore del pallone: la spia sale con il tempo giusto ma troppo spesso non viene seguita e si trova da solo con buona pace dell’attacco avversario che ha gioco facile a ricostruire la fase successiva con palloni veloci. Le referenze? Chiedere a Brex, un talento come il suo non può essere isolato nel rugby moderno. Anche in attacco paghiamo un avanzamento minimo e del resto se cerchiamo il mismatch con i calci dietro le linee qualcosa vorrà pur dire. Ma per favore non spariamo sul pianista. Il fattore Q. ha cambiato. o meglio sta cercando di cambiare il nostro approccio al gioco. E non è una cosa facile. Quesada ha mostrato adattamento alla situazione anche in occasione dell’unica vittoria contro il Galles, in ottanta minuti in cui l’unica mossa vincente era non giocare. Quanto al torneo ha vinto la squadra più forte, quella capace di andare a vincere a Dublino a dispetto di una sconfitta totalmente autolesionista contro l’Inghilterra. Adesso tocca ai Lions di Colin Farrell. Aspettiamoci sorprese nella selezione che partirà per l’Australia. Per gli “ozzies” – o “aussies” che siano – è un bel trampolino di lancio in vista del mondiale. Gli azzurri giocheranno due test contro il Sudafrica, il 5 e il 12 luglio. Forse anche un’altra partita contro una Tier 2. Magari qualche meta subita in meno farebbe comodo per trovare una quadra che tra attacco e difesa ancora non è chiara.