Incubo whitewash

Ci rimane solo la Scozia, come ultima speranza per dare un senso al nostro Sei Nazioni 2012. A dire il vero un senso il nostro Sei Nazioni già ce l’ha. E’ servito per capire alcune cose. Che la strada sarà lunga e che probabilmente Jacques Brunel per le mani si troverà un gruppo da rifondare. Era un po’ nei piani, come del resto lo stesso Sei Nazioni doveva servire come inevitabile banco di prova per capire le potenzialità del gruppo. Jacques le capirà nel tour delle Americhe, con nomi nuovi e magari qualche esperimento di prospettiva. Per ora all’orizzonte c’è la Scozia. Una brutta gatta da pelare, soprattutto per quello che si è visto  anche se, bisogna riconoscerlo, la squadra di Andy Robinson rappresenta il banco di prova più vicino al nostro livello. La trasferta in Galles e la sconfitta per 24 a 3 sono ad un tempo un passo avanti e uno indietro. Avanti rispetto alla sbiadita prova contro l’Irlanda, indietro perché sul piano tecnico è tornata la solita italia catenacciara, tutta difesa e poca lucidità offensiva. Il che è sempre qualcosa in mancanza di altro. Ma aspettando la Scozia non è detto che basti una solida difesa per evitare il cucchiaio di legno. In condizioni normali lo si dovrebbe escludere, a dire il vero. L’Italia deve uscire dalla sindrome di Saint Etienne, quella della buona difesa e del braccino corto. La Scozia è squadra che sa fare volume. Magari non segna, ma ha basi solide sia in conquista che nella ricucitura del gioco. E’ l’approccio che deve cambiare rispetto a Cardiff. Per una volta che sia la qualità a salire in cattedra.