Houston è bollente. Altro che abbiamo un problema, per dirla come quelli di Apollo 13. Gli Azzurri oggi avranno un compito in più, dimostrare che quello che gira intorno alla Fir dopo il ritiro annunciato a sorpresa da Giancarlo Dondi non entra nello spogliatoio. Ci riusciranno? L’impresa non è facile perché non si può far finta di niente quando uno decide di staccare la spina dopo sedici anni e passa di onorato servizio. Uno che comunque la si metta è stato e resta un punto di riferimento per il rugby di casa nostra. Prima giocatore, poi consigliere, fino a presidente, passando per il ruolo di manager della Nazionale. Quello che ancora non si capisce fino in fondo è il perché della scelta di chiudere con l’onore delle armi. L’endorsment di Dondi a Gavazzi, la stessa immediata dichiarazione del bresciano che predica continuità e il contemporaneo silenzio di Saccà (altro candidato in pectore) non lasciano un buon odore. Che in Fir ci sia stata una specie di resa dei conti è abbastanza evidente. Resa dei conti con il Benetton che il giorno prima va a trovare Dondi e poi gli spara contro un comunicato da far venire i brividi, resa dei conti con il rugby di vertice in attesa della causa che Viadana intenterà contro la Fir per tacere del resto. Sarebbe stato giusto preparare per tempo la transizione, e invece ci troveremo alla notte dei lunghi coltelli. Perché è chiaro che se non si troveranno accordi e soluzioni, non ci saranno scrupoli ad usare la macchina del fango. Stasera la partita con gli States, l’unica cosa a ben guardare che conta davvero. Una linea veloce tra le più giovani di sempre, un capitano come Castrogiovanni che cerca la seconda vittoria di fila. Ipotesi possibile. Intanto dal Sudafrica arriva la notizia della retrocessione nel gruppo B della nostra under 20. Una brutta botta soprattutto se si pensa a certe occasioni perse come quella con gli Auckland Blues che avrebbe permesso agli azzurri un percorso forse più efficace per restare nell’elite.
