Ciao Carlone

Se ne è andato Carlo Gobbi, Per il rugby e la pallavolo più di un decano. Se ne è andato nella notte tra mercoledì e giovedì ed è bello pensare che abbia ispirato la vittoria azzurra contro l’Uruguay nella Coppa del Mondo in Francia.

Per me è stato un amico, un fratello, un riferimento, un padre. Non scorderò mai i momenti passati con lui sui campi da rugby. Le trasferte in Inghilterra, i viaggi tra la M1, la M4 e la M25 al seguito della Nazionale. Ma anche la deferenza con la quale Carlone veniva riconosciuto sui campi di di tutta Italia. Carlo Gobbi ha rappresentato un modello per quanti cominciavano a leggere la rosa dall’ultima pagina. Negli ultimi tempi non ci si ritrovava. Voleva più vari, meno calcio. E ti chiamava. O ti mandava un messaggio, il 19 agosto dopo la partita con la Romania a San Benedetto. “Ti hanno fatto scrivere? Troppo facile”. Ci mancherà. A me mancherà tantissimo. Allo sport mancherà ancora di più. Perchè ci ha fatto vivere un modo di fare il giornalista che oggi non c’è più in una professione dove i social contano più degli sguardi, dove una lettura di una partita non può prescindere dal raccontare un personaggio. Sì lo so, Carlo, meglio fermarsi perchè altrimenti “il pezzo gira”. Noi del “rugbino” eravamo roba da 20 righe, quando ti andava bene. Ma con te quelle 20 righe sono diventate anche 80 più spogliatoio”. Hai convinto Cannavò a farmi scrivere sulla “rosa” quando L’Aquila vinse il quinto scudetto del rugby 30 anni fa. E sei stato contento di come era andata. Quel momento lo devo a te e fa parte dei miei ricordi più belli. Ciao maestro, oggi “il più inglese dei giornalisti italiani” – come mi chiamavi – piange e ti augura un buon viaggio per arrivare finalmente “a baita” come ogni buon alpino.