Andrea, l’impeccabile

Andrea Piardi (a sinistra) mentre parla con Harry Wilson capitano dei Wallabies

Impeccabile Andrea Piardi. Impeccabile nel secondo test tra Australia-Lions, impeccabile anche nella sfida che ha inchiodato ancora per un anno la Bledisloe Cup sugli scaffali della New Zealand Rugby. Chi l’avrebbe mai detto che la faccia più bella dell’Italia fosse quella di un fischietto. Certo, Giulio De Santis TMO nella finale mondiale del 2011 era già un bel traguardo, ma stampare i tacchetti sull’erba dell’Eden Park è un’altra cosa. Diciamo subito che le velate polemiche degli australiani dopo la sconfitta lasciano il tempo che trovano. Sui social è il solito “coretto”. Pesa il giallo anche questa volta ma stavolta è un giallo da evidenziatore perchè non è lì che la partita gli australiani l’hanno persa. Del resto – si legge ancora sui social – c’è sempre un arbitro migliore quando qualcuno prende una decisione contro di te.
Piardi è stato bravo, portando la migliore faccia dell’Italrugby sul palcoscenico internazionale. In cosa è stato bravo l’arbitro bresciano? Innanzitutto nell’aver estremizzato la collaborazione con i giudici di linea chiudendo anche la bocca a un TMO particolarmente invasivo. Hanno deciso i tre sul campo in fin dei conti. Comunicazione, colpi d’occhio in una partita non difficile ma veloce il che fa capire il lavoro del fischietto. Poi Andrea ha avuto il merito di aver condiviso con i protagonisti ogni momento “guidando” il match nelle sue strutture fondamentali, mischia in testa. Le mani sulla “ruck” finale erano evidenti e non è certo lì che l’Australia può recriminare. Perchè a fronte della partenza sprint degli All Blacks, ci sono tante cose che non hanno funzionato e che riguardano anche le decisioni del direttore di gara. A cominciare dall’indisciplina perchè è lì che gli australiani hanno perso la partita. Se devono proprio recriminare, ci sono le punizioni concesse nel secondo tempo, valgono almeno 15 punti. Quando si è trattato di difendere c’erano, anche sotto i pali. L’attacco lo hanno mostrato nel primo tempo, quando la Nuova Zelanda ha spento la luce. Ma buttare la croce addosso a Piardi è disonesto e le parole di Joe Schmidt la dicono tutta: “L’arbitro non placca per noi” Il problema è nostro. Fine dei giochi.
Ha vinto la Nuova Zelanda e gli appunti sul taccuino vanno per titolo: grande partenza, Roigard e Savea monumentali, Tuipulotu sontuoso quando si è trattato di far sentire la sua presenza. Cosa è cambiato? Se l’attacco del primo tempo ha confermato il talento degli All Blacks quando si tratta di far girare la palla, è la difesa che colpisce. Una rush defence con almeno tre spie a salire per togliere ossigeno alla qualità delle mani australiane capaci di spostare palloni anche sotto pressione. Rispetto al recente passato è una novità che nell’economia del match ha pesato e parecchio. Vittoria meritata per i ragazzi di “Razor”. Perth ora è la prossima frontiera. Non sarà una passeggiata ma dopo aver lasciato al sicuro il fortino dell’Eden Park ritrovare la strada verso l’imbattibilità potrebbe non essere così difficile.