
Un bambino guarda incuriosito un tifoso scozzese con tanto di kilt nel prepartita degli azzurri contro la Scozia. E’ una foto del 2007, uno scatto rubato allo stadio Geoffroy-Guichard di Saint Etienne, lo stesso catino dove gli azzurri debutteranno nel loro decimo mondiale. Quel bambino è Ange Capuozzo, allora sugli spalti con il papà a tifare Italia e oggi punta di diamante degli azzurri che debuttano nel loro decimo mondiale.
“Sì, quella di Saint Etienne è stata la mia prima volta allo stadio per vedere la nazionale, quella italiana. – precisa mentre tiene tra le mani quella foto – E’ stata la mia prima partita degli Azzurri vista allo stadio – ricorda – Una grande emozione, soprattutto perchè siamo stati a un passo dalla vittoria. Ero bambino ma anche per questo è uno dei ricordi più forti che ho legati al rugby”.
Oggi quel bambino somiglia tanto a una freccia azzurra. Sì perchè nello scacchiere azzurro che si prepara alla prima mondiale contro la Namibia a Saint Etienne non c’è solo la terza linea, probabilmente l’arma più rodata che il rugby azzurro può mettere in campo. C’è anche Ange che stavolta dagli spalti contro la Namibia ha buone chance di scendere nello stesso campo e fare la differenza. Per ora è soprattutto lui il nostro finisseur. Ha ispirato Padovani quando due anni fa l’Italia ha sbancato Cardiff. Con le sue mete poi l’azzurro ha ritrovato il sorriso battendo l’Australia a Firenze e ha pure presentato un conto pesante anche alle Samoa con tanto di mete. Accento alla Cluseau, ma forti radici italiane.
“Mi sento molto italiano. – confessa Ange in una delle rare pause della messa a punto premondiale – Me ne accorgo da quello che mangio, dalla musica che ascolto. E forse anche per questo è stato facilissimo accettare di giocare con la maglia azzurra”. Il mondiale dell’Italia non sarà facile. Dopo la Namibia toccherà all’Uruguay prima di giocarsi il tutto per tutto nelle due sfide contro All Blacks e Francia che somigliano tanto alla salita dell’Izoard, una vetta che Ange conosce bene. Lui però pensa positivo: “Le sensazioni sono buone, – dice – abbiamo tante carte da giocare in questo mondiale. Le due vittorie su quattro partite di preparazione dicono molto soprattutto per come il gruppo sta vivendo questa vigilia. Diciamo che siamo contenti. Certo le prime due partite saranno le più importanti. Sarà decisivo partire con il piede giusto. ma sono abbastanza fiducioso per quello che si è visto durante la preparazione. Ora però dobbiamo far parlare il campo e fare come si deve il lavoro che ci viene chiesto.
“Les italiens” al mondiale saranno due. Con Ange Capuozzo c’è anche Martin Page-Relo. I due giocano insieme a Tolosa. Sono figli di un’Italia emigrata. Il primo è nato a Le Pont de Claix che non è il Vomero. I nonni dello “scugnizzo” azzurro sono arrivati infatti da Napoli a fare i guantai. Martin invece ha origini lombarde. Mamma e papà, André et Leonilda, hanno le loro radici piantate a Vertova, in Valseriana. Il mediano di mischia azzurro ci scherza su quando racconta come è nata l’idea di vestire l’azzurro. “La storia fa un po’ ridere. Eravamo in spogliatoio a Tolosa e dissi ad Ange che anche io avevo dei parenti italiani. Lui mi ha detto “Ma sei scemo? Perchè non provi a far far parte della nazionale?” E così è incominciato tutto. Buffo no? Ange ne ha parlato con i vertici della federazione ed eccomi qui”.
Ora sono seduti fianco a fianco nello spogliatoio. “Certo, è molto importante avere un amico in squadra anche se il gruppo è quello che poi conta. – spiega – Con Martin ci conosciamo da parecchio. Abbiamo giocato tante partite insieme e questo legame si è sentito durante la preparazione a questo mondiale e sono sicuro che si sentirà durante tutta la Coppa del Mondo. “Ange mi ha aiutato ad entrare in sintonia con gli altri compagni di squadra. – gli fa eco Martin Page Relo – Nel gruppo sono arrivato tardi, ma forse è stato meglio così. Giusto per non essere visto solo come l’amico di Capuozzo. Siamo due che si conoscono bene, abbiamo giocato insieme da un anno a Tolosa ed ora ci ritroviamo in Nazionale per un mondiale, non male. Se a febbraio mi aveste detto che ci sarebbe stata questa possibilità non ci avrei creduto. Sarebbe stato impossibile o quasi. Ora è un obiettivo. E una scommessa”.
Sì perchè non sempre a un mondiale si vedono 4 mediani di mischia in una squadra. Crowley lo ha scelto perchè è un giocatore versatile, in grado di coprire più ruoli. E questo ha fatto la differenza nella scelta del cittì al suo passo d’addio con l’Italia. Dopo il mondiale toccherà a Gonzalo Quesada che può partire con alcune certezze. Una di queste può essere la strana coppia degli italiani di Francia.
