Con Massimo Cuttitta e con suo fratello Marcello ho avuto a che discutere dai tempi in cui maturò la loro decisione di lasciare L’Aquila Rugby e di cercare fortuna lontano dalle falde del Gran Sasso. Scrissi un pezzo in cui li definivo “mercenari”. Loro non me l’hanno perdonata e per una quindicina d’anni non ci siamo neanche sfiorati. Io con le mie idee, loro con le loro. Con noi il tempo è stato più che galantuomo. Ci siamo riavvicinati qualche anno fa per scoprire che l’eclisse aveva lasciata immutata la stima reciproca. Posso dirlo perché i Cuttitta sono due bravi ragazzi e francamente non mi sta bene vedere che uno come Massimo si è visto affibbiare 10 mesi di squalifica per aver detto a un arbitro quello che pensa.
E’ accaduto a Piacenza al termine della partita tra i Lyons e L’Aquila la cui mischia è allenata dall’ex capitano della Nazionale. Cuttitta chiede spiegazioni al direttore di gara. Le chiede tra il primo e il secondo tempo e si vede sbattere la porta in faccia. Le chiede anche dopo il triplice fischio finale ma ormai è troppo tardi con i neroverdi virtualmente condannati alla retrocessione. Toni accesi – lo si può capire – ma da qui a 10 mesi la distanza è siderale. L’indisponibilità del direttore di gara è inaccettabile. Non stiamo parlando di Clive Norling o di Derek Bevan ma di un fischietto che arbitra nell’Eccellenza italiana. Il confronto è impietoso, soprattutto perché è anche a causa loro se il rugby italiano non decolla. Lo abbiamo già detto e ripetuto in altre occasioni. Gli arbitri italiani sono inadeguati. Sono preparati seguendo protocolli che affondano le loro radici in un rugby datato. E anche sul piano fisico lasciano a desiderare. Poi però salgono in cattedra e condizionano le partite. E nel rugby un direttore di gara può decidere una partita o addirittura un campionato.
Quando però anche sui social, sul web o sui giornali alcuni si trasformano i censori affermando che in fondo Massimo Cuttitta è un violento, allora è giusto salire in cattedra e replicare a questi difensori di un sistema che sta crollando nelle sue stesse fondamenta.
Massimo Cuttitta non vuole parlare ma ha ragione da vendere. Mette il dito sulla piaga di uno sport che vede minati i suoi valori proprio dall’elemento “terzo” che venne introdotto nel rugby come principio regolatore del confronto. E qui non stiamo parlando della statistica del Telegraph che dice il direttore di gara subisce intimidazioni e violenze per il 67 per cento dei casi. Mouse voleva spiegazioni. Magari sarebbero state utili anche al fischietto designato. Ma dire che è un violento, no. Primo perché non è nel suo carattere, secondo perché è uno che parla prima e fa poi i fatti sul campo a norma di regolamento. E’ stato non a caso capitano degli Azzurri nell’epoca di Coste. Il resto è miseria, miseria arbitrale.
