Arrivato a Toronto, volo meno massacrante di quello con destinazione Buenos Aires. Di certo per gli azzurri non deve essere stata una passeggiata di salute quella che li ha portati fino in Canada. La strada verso downtown è una highway modello America. Vedi il BMO field, il campo di battaglia dove l’Italia se la vedrà con i Canucks, il Dome, sede della squadra di Baseball e il Canada Centre, tana dei Raptors, la più italiana delle franchigie Nba. Arriviamo a Toronto dopo la brutta pagina di San Juan. Brunel è stato chiaro, meglio evitare di ripetere gli errori, troppi, commessi contro l’Argentina. Anche per questo ci sono sette cambi nello starting line-up e due esordienti, Alberto Benettin ad estremo e Andrea Pratichetti nella cerniera dei centri. Pochi i punti di riferimento nella squadra se si eccettua Castrogiovanni, per la prima volta capitano azzurro e Alessandro Zanni. E’ forse la squadra che somiglia di pi più all’Italia del futuro, quella che potremmo vedere in Inghilterra nel 2015. Del resto questo tour serve soprattutto a questo. Non c’è Morisi, tenuto ancora in tribuna forse anche per la paura di bruciarlo. Parlando di numeri 10 e visto come è andata in passato a Brunel non gli si può dar torto. E allora ecco che in mediana c’è ancora Burton, sperando che abbia l’accortezza di avere un atteggiamento più offensivo rispetto a quello visto al Bicentenario di San Juan. Al suo fianco torna Tito Tebaldi, recuperato nel giro dopo i passaggi, più o meno a vuoto – e non sempre per colpa sua – dell’era Mallett. Ritorna Favaro al posto di Mauro Bergamasco, la strada è quella di conservare maggiormente il possesso rispetto a quanto fatto vedere in Argentina. E’ la volta di Rizzo a pilone con Furno che prende il posto di Bortolami in seconda linea in coppia con Pavanello. Confermato Barbieri, il canadese, come numero otto. Tutta da scoprire l’ipotesi di Benettin ad estremo.
Il Canada ci aspetta. Per loro siamo quelli che hanno il privilegio di giocare il Sei Nazioni. Squadra tosta quella dei Canucks, lo hanno dimostrato all’ultimo mondiale. Due le sconfitte che mettiamo nel nostro palmares, quella di Burnaby e quella che fa male di Rovigo nel 2000 (22-17) in quella che per me resta la più brutta partita mai giocata dalla nostra Nazionale. Ma la partita del BMO servirà ancora di più di quella di San Juan per vedere la prospettiva dell’Itralrugby. Quella che la sfida di sabato scorso a San Juan ha solo abbozzato e per giunta a tinte fosche.
