Alla fine se ne andrà il Moro e arriverà Sergio Parisse. Cosa cambia? Cambia qualcosa sul piano economico (poco a dire il vero), forse cambierà qualcosa sul piano tecnico. Parisse era stato indicato dai rumors delle trattative come allenatore della touche. Moretti se ne va invece. Le voci di dentro dicono che non abbia accettato un ulteriore taglio dello stipendio dopo quello della passata stagione. La sua assenza pesa per quello che si è visto in prima linea. E’ un peccato per l’azzurro anche perchè l’ultimo Sei Nazioni – soprattutto le prime partite – avevano mostrato una prima linea e più in generale un pacchetto, tornato finalmente ad essere dominante. Inutile nasconderlo, è una perdita pesante alla quale è necessario porre rimedio. Con il materiale a disposizione, sarebbe stata una bella sfida per Moretti. Ora Gonzalo Quesada dovrà metterci mano. Parisse può coprire anche quel vuoto ma l’esperienza di uno che ha passato un’intera carriera in prima linea non si improvvisa. Neanche da parte di chi la mischia l’ha vissuta da ultimo uomo. Inutile fasciarsi la testa. Pensare ora alla necessità di dover cercare a tutti i costi un nuovo special coach per la mischia è un controsenso ma rischia di diventare una necessità. Resta un’ipotesi sul tavolo. E con esso resta il rammarico per il modo con cui è stato trattato il Moro. Un “attendere prego” o “costi troppo” che non si addice con la necessità dell’Italrugby. In fondo non è passato tanto tempo quando la Fir di Giancarlo Dondi tentò l’approccio per un ritorno in azzurro di Massimo Cuttitta, reduce dalla rivoluzione della mischia scozzese. In quel caso la Fir propose al pilone ed ex capitano azzurro una cifra inadeguata. Su basi diverse avrebbe accettato. E invece se ne andò in Canada a fare un’esperienza “a gettone”. Gli errori insomma sono sempre gli stessi, o quantomeno si somigliano molto. E le occasioni perdute sono le stesse.

